Criminalità, Palazzo in allarme: il 54% dei processi è «straniero»

Il presidente Pomodoro: «Quasi 11mila imputati Coinvolti soprattutto romeni e nordafricani»

Basta un dato a rilanciare l’allarme sicurezza. E a darlo è il presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, nel corso della sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Il numero degli imputati stranieri pervenuti a giudizio è arrivato a 10mila 770 (contro i 9.652 dello scorso anno, ndr)». Ovvero, «il 54 per cento rispetto agli imputati italiani». Più della metà.
Si tratta per lo più di extracomunitari provenienti dall’est Europa e dal nord Africa, concentrati su reati di micro-criminalità. Ma non solo. Perché a gravare sull’ufficio è soprattutto la gestione dei reati per violazione degli obblighi di abbandonare il territorio italiano. «E in tali processi - prosegue la Pomodoro - si verifica assai frequentemente che all’arresto obbligatorio faccia seguito, per l’attuale regime normativo, la scarcerazione con conseguenza che il giudizio (con interprete e difese a spese dello Stato) si conclude con una sentenza destinata a lasciare irrisolto il nodo della clandestinità e della eventuale ulteriore permanenza dello straniero sul territorio italiano». In altre parole, se la criminalità straniera è un problema, gli strumenti per contrastarla appaiono «spuntati».
Un’analisi, quella del presidente del Tribunale, che preoccupa il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. «C’è un forte incremento dei reati commessi da stranieri e questo incremento testimonia che in città c’è una presenza insopportabile di clandestini». Ed è «una realtà che emerge anche dall’alta presenza dei clandestini nelle carceri milanesi, San Vittore, Opera e Bollate. In particolare - ha aggiunto De Corato - il 70 per cento dei detenuti di San Vittore è costituito da extracomunitari e da romeni».
E «allarmante» è anche il «forte incremento dei reati commessi da minorenni». Un fenomeno analizzato dal presidente del Tribunale dei minori, Marina Caroselli. «I procedimenti relativi a reati commessi da minori stranieri - ha spiegato - hanno raggiunto quasi la metà del totale dei procedimenti». E «il numero più consistente» è proprio quello «relativo ai romeni».