«CRIMINI» DI LUCARELLI E FALETTI PER RAIDUE

Rai fiction sta preparando per l’autunno la serie televisiva Crimini, otto storie indipendenti ambientate in diverse regioni d’Italia e tratte da soggetti e sceneggiature di celebri scrittori noir: da Andrea Camilleri a Giancarlo De Cataldo, da Massimo Carlotto a Giorgio Faletti, da Sandrone Dazieri a Carlo Lucarelli, da Diego De Silva a Marcello Fois. Otto noir che andranno in onda su Raidue.
Proprio Marcello Fois è l’autore del soggetto della prima pellicola, poi trasformata in sceneggiatura dal giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo. Si tratta di Disegno di sangue, il film tv che il regista Gianfranco Cabiddu sta girando in Sardegna e che battezzerà la serie. Tra i protagonisti Andrea Renzi nel ruolo del commissario Curreli, il personaggio principale, Barbara Livi, Gioele Dix nella parte del potentissimo ingegner Crescioni. Il telefilm, prodotto all’ottanta per cento da Rai Fiction e per il resto dalla Rodeo Drive Media, racconta la storia di un commissario di lontane origini sarde, ma ormai «straniero» nella sua terra, che sbarca a Cagliari per risolvere un caso di omicidio sul quale i colleghi isolani sembra non vogliano indagare. E soltanto grazie ai suoi metodi non convenzionali riuscirà a scoprire il colpevole.
«L'idea è quella di raccontare con la chiave del giallo l'Italia di oggi - ha spiegato il giornalista Pino Corrias, direttore artistico della serie - e per raggiungere questo obiettivo ci siamo rivolti ai più importanti giallisti, evitando però di far sceneggiare il film all'autore del soggetto». Il regista Gianfranco Cabiddu ha spiegato la scelta di Cagliari, la sua città: «Trovo che questo luogo, con il suo porto e il suo miscuglio di etnie, si presti benissimo all'ambientazione di un noir, sicuramente più di una città d'arte - ha chiarito il regista -; infatti nel mio film Cagliari non appare sullo sfondo, ma si può dire che sia tra i protagonisti della vicenda». Ma che tipo è il commissario Curreli? «È un investigatore scomodo che ha girato il mondo e come unico tic ha quello dell'ossessione per la giustizia - ha annotato Cabiddu -; tornato nell'isola, però, trova una Sardegna contraddittoria. La sceneggiatura di De Cataldo rende perfettamente l'idea di una nobiltà decaduta, in particolare quella dell'antico quartiere chiamato Castello, che ancora muove i fili della città, per esempio rispetto agli investimenti sulle coste». C'è anche una denuncia ambientale? «Direi di sì - svela il regista - visto che si racconta di una montagna di granito saccheggiata per la costruzione di strade e palazzi, eppoi abbandonata sino al tentativo di trasformarla in un villaggio turistico».