«CRIMINI» RISCOPRE LE RADICI ITALIANE

Quando si parte con l'idea giusta, spesso tutto il resto viene di conseguenza e produce l'effetto desiderato. Ad esempio, commissionare a otto scrittori altrettanti telefilm polizieschi di ambientazione territoriale, legati ai rispettivi luoghi d'origine, è un ottimo spunto per dare impulso al genere noir, che qualcuno si spinge a definire «noir mediterraneo» per calarlo ancora meglio nelle nostre radici. In ogni caso, un progetto del genere è un bel modo per dare vita a una produzione televisiva originale e di forte identità. È nato così Crimini (mercoledì su Raidue, ore 21), e dopo la Sicilia di Andrea Camilleri della scorsa settimana ora è stata la volta della Napoli di Diego De Silva con Il covo di Teresa, bella e coinvolgente storia di una rapina conclusasi drammaticamente con la morte di un carabiniere, la fuga successiva dei tre giovani rapinatori (uno dei quali interpretato dal sempre più bravo Pietro Taricone) e un finale che non concedeva proprio nulla di consolatorio. Le prossime settimane vedremo in onda i telefilm nati dalla penna di Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois, attraverso cui potremo ammirare altre «pitture d'ambiente» che, secondo le intenzioni pienamente riuscite, devono servire a catturare lo spirito del nostro territorio facendo convivere di volta in volta la tensione narrativa con i tratti caratteriali e sociali dei luoghi in cui le storie vengono concepite. Tante volte si è contestato, alla nostra fiction, la ripetitiva impronta romanocentrica (a cominciare dall'inflessione dialettale dei dialoghi), e più in generale una omologazione di stile e contenuti. Grazie a Crimini siamo invece di fronte a una diversificazione molto opportuna di toni, sapori, atmosfere direttamente coincidenti con l'indole, la personalità, le origini e il taglio narrativo degli scrittori coinvolti nell'esperimento. Se ne ricavano dei telefilm di ottima fattura, in cui il mezzo televisivo sembra esaltare le capacità di scrittura anziché comprimerle come accade sovente. Risultato: se anche le prossime «puntate» risulteranno riuscite come le prime due, Crimini sarà archiviato come uno degli esperimenti più interessanti dell'intera stagione televisiva. A margine dell'episodio Il covo di Teresa, piace anche segnalare - come già ricordato - la bella prova interpretativa di Pietro Taricone. Se c'è qualche motivo da trovare che compensi i tanti guasti creati dai reality show, eccone almeno uno: aver lanciato dapprima un personaggio di forte e indubbia personalità, e poi avergli consentito di crescere, liberarsi dello scafandro di «reduce del Grande Fratello» e intraprendere una nuova vita professionale dotata di un senso compiuto.