CRISCITO COME VAN GOGH

Quando c’è qualcosa di bello, qualcosa che mette di buon umore, qualcosa che fa divertire e qualcosa che veicola un messaggio positivo, il passaparola non è un diritto; il passaparola è un dovere civico. E, nel caso del Genoa di quest’anno, siamo di fronte a quel caso.
Qui, ovviamente, non è questione di essere genoani o sampdoriani. La nostra dichiarazione di fede bipartisan è nota; il nostro amore per il calcio genovese pure; e il fatto che un giornale sia felice quando le cose vanno bene alle squadre della sua città è ovvio. Non fosse altro che per una cinica questione di vendite.
Anzi, è bellissimo notare che l’aria che tira è quella degli anni di Paolo Mantovani presidente e della Erg di Duccio Garrone sponsor, la cui signorilità e serietà nell’affrontare il mondo del calcio continua anche da presidente, senza peraltro essere contagiosa; di Vujadin Boskov e di Sven Goran Eriksson allenatori. Un’aria di gioia per i tifosi, educati a tifare pro e non contro, e a divertirsi vedendo giocare al calcio. E un’aria di educazione anche per gli allenatori e i quadri della società, che usavano l’ironia come arma migliore e accettavano le critiche, senza prendersela con i non allineati, additare i cattivi al pubblico ludibrio o tentare di zittire chi non stava dalla loro parte.
Ecco, nel Genoa di oggi si respira un’aria simile a questa. Di Gasperini, della sua innata signorilità e del suo gioco del calcio capace di far felice chi lo guarda - una cosa che a Genova non si vedeva da anni ed anni - della sua educazione e del rispetto per le persone, abbiamo già detto. Ma piace ripeterlo perchè sono valori che sembravano ormai persi sulle panchine e nei loro dintorni a queste latitudini.
Oggi, vorremmo fare un pubblico elogio a Alessandro Gaucci, che di questa squadra è il vero papà. Un signore che si esprime educatamente, senza pensare di essere dio sceso in terra, che conosce il dono dell’umiltà e che è stato accolto da Genova (e anche dai genoani) con la solita puzzetta sotto il naso. Come se fosse un delinquente. Certo, che ci sia qualcuno di più raffinato della famiglia Gaucci, padre soprattutto, è innegabile. Ma è altrettanto innegabile che Alessandro è uno che ha dimostrato di saperne di calcio. Anche prima di arrivare a Genova. E qui ne ha dato l’ennesima dimostrazione.
Così come merita di essere raccontata la metamorfosi di Enrico Preziosi, un altro che non ha mai fatto della raffinatezza il suo punto forte. Addirittura, rivendicando il suo venire dalla strada. Ma va dato a Preziosi quello che è di Preziosi. E anche noi che l’abbiamo criticato quando c’era da criticarlo, ci leviamo il cappello davanti al suo fare un passo indietro rispetto ad alcuni errori di mercato; al suo dare il via a grandi iniziative come quelle per i giovani; al suo essere davvero uomo nell’approccio con i genoani, come raccontato da una bellissima lettera su queste pagine, e con la vita, come ha dimostrato la sua struggente dedica di domenica a un tifoso morto recentemente. Ecco, questo Preziosi, mi piace moltissimo.
Tutto questo, per dire del passaparola. Il passaparola, ovviamente, riguarda Criscito. È un ragazzo che, da solo, vale il prezzo del biglietto. Ed è un ragazzo che, oggi, non domani, merita la Nazionale. Così come a Genova la merita per altri versi Delvecchio, non altri.
Se non l’avete mai fatto, guardate giocare Criscito. È come andare a una mostra e guardare un Van Gogh, è come ascoltare Mozart, è come leggere Ungaretti. Capolavori assoluti. Anche per chi non sa di pittura, di musica, di poesia.
Ecco, Criscito è così. Anche per chi non sa che il calcio si gioca in undici. Passaparola.