Crisi, adesso anche Sacconi frena sulle pensioni E cerca un patto con Bonanni e Angeletti

Il titolare del Welfare: "Lo spazio per altri interventi è molto
angusto" D’accordo con la Cisl che rilancia una patrimoniale sul lusso.
Bonanni: "La politica tagli i propri costi, oppure non chieda sacrifici
ai lavoratori". Il ministro: "La riforma delle pensioni è stata già
fatta. E senza scioperi..."

Nella stagione dei flirt e degli ormoni ballerini, degli amori che bruciano in fretta prima del ritorno in città, c’è una curiosa alleanza estiva che si fa spazio sul palcoscenico politico-sindacale.

Un asse variabile e improbabile che unisce Umberto Bossi e Raffaele Bonanni, sempre più sintonizzati sulla stessa frequenza quando si tratta di prendere posizione sulla manovra economica. Il leader della Lega e il segretario della Cisl sembrano giocare in coppia, scegliendo anche la stessa porzione di campo da coprire. In difesa entrambi, uno vicino all’altro, novelli Collovati e Scirea, quando si tratta di fare blocco sulla riforma delle pensioni, con tanto di telefonata del numero uno del principale sindacato riformista che telefona al Senatùr per dirgli «mi raccomando, non mollare» alla vigilia del recente e decisivo Consiglio dei ministri di metà agosto. Un invito che fa scattare la pronta rassicurazione di Bossi. «Stai tranquillo, Raffaele: faremo la nostra parte. Anch’io vado in giro e incontro tanti lavoratori e pensionati».

Vicini, però, anche quando si tratta di andare all’attacco con una proposta di patrimoniale «riservata ai beni decisamente al di sopra di un tenore di vita medio», per dirla con le parole di Roberto Calderoli.

Un’idea che sottoposta all’attenzione di Bonanni al Meeting di Rimini fa scattare subito una rapida e convinta approvazione. «Sono pienamente d’accordo con la Lega sulla patrimoniale per i beni di lusso» dice. «Bisogna far pagare chi ha di più, censire i beni immobiliari, soprattutto quelli di chi non ha una ritenuta alla fonte.

Siamo con l’acqua alla gola - prosegue il segretario Cisl - e quando si è con l’acqua alla gola si va prima da chi ha di più. Finché non vediamo fare passi concreti in questo senso non chiederemo alla gente di fare altri sacrifici sulle pensioni. Se bisogna togliere i soldi della previdenza, allora il Paese è allo sfascio. Inoltre la politica oggi non ha la credibilità sufficiente per proporre un discorso di questo tipo visto che sui costi della politica ha agito “a coda di topo”. La politica deve bere il calice amaro dei tagli. Finora non l’ha fatto. Non abbiamo intenzione di discutere di pensioni finché non ci sarà una sterzata concreta e draconiana sui costi e gli interessi della politica».

Un muro, quello del sindacato bianco, alla cui solidità torna a contribuire la Lega che riunisce la sua segreteria politica e mette nero su bianco la sua posizione. «Per la Lega le pensioni sono intoccabili» dice Roberto Calderoli. Un’affermazione che assomiglia a un verdetto capitale sulla possibilità di mettere mano alla previdenza e avvicinare la nostra età pensionabile agli standard europei. Tanto più che poco prima, sempre al Meeting, è il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a fare scattare il suo personale semaforo rosso sulla stessa materia. «La riforma delle pensioni è stata già fatta, e senza un’ora di sciopero che non fosse proclamato dalla Cgil» ricorda il ministro. «Abbiamo agito in questi tre anni sul collegamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita all’allungamento dell’età pensionabile delle donne. E questo si è dovuto fare dopo la disastrosa e antistorica controriforma di Prodi, firmata, mi spiace ricordarlo, anche da Confindustria. Se si vuole intervenire bisogna parlarne con il sindacato riformista e assicurarne la sostenibilità sociale perché dietro le norme ci sono le persone. Lo dico con la credibilità di chi quelle riforme le ha fatte, prima come sottosegretario e poi come ministro. Dico questo non perché non si tocchi nulla, ma per ricordare che la gradualità è legata alla sostenibilità». Insomma, conclude Sacconi, «lo spazio per altri interventi è molto angusto». Chiudendo il triangolo con la Cisl e la Lega e fissando paletti, allo stato dell’arte, difficilmente sormontabili.