La crisi Aiuti all’ippica per sanare un’ingiustizia

Il tortuoso e non facile cammino dell’emendamento governativo che dovrebbe dare un minimo di tranquillità al settore ippico è sotto attacco da parte di lobby molto ben organizzate che praticamente controllano il settore giochi.
Quando si tratta di risorse che non vanno verso direzioni gradite mi pare di vedere un branco di squali che dopo avere azzannato la preda all’odore del sangue stanno perdendo la testa e tutte le reazioni sono possibili, anche le meno commendevoli. Tutti ci rendiamo ben conto della complessità di un intervento come quello del prelievo di una quota dell’1% sul movimento delle slots. Un intervento che presuppone a monte un ragionamento. C’era una volta l’ippica: la quale dalla fine della guerra, grazie alla lungimirante legge Mangelli, aveva potuto provvedere in completa autonomia alle proprie esigenze sia economiche che tecniche con risultati che ad un certo momento ne avevano fatto un polo di eccedenza del settore, rispetto al resto dell’Europa. Sì: anche della Francia.
Vorrei ricordare ai meno informati che non più tardi di una quindicina di anni fa, avevamo il più alto montepremi d’Europa a disposizione del trotto e del galoppo. Tutto è cominciato a declinare in maniera drammatica soprattutto in questi ultimi anni, non soltanto dalla modifica legislativa del 1999. L’invasione di una miriade di giochi alternativi, tra cui le famose slot-machine, gran parte delle quali insediata negli stessi locali dove in origine si vendeva soltanto il gioco legato al mondo dell’ippica, poi negli ippodromi ed in tanti altri posti, ha certamente aiutato la caduta dell’affezione per la scommessa ippica. Questo, e non solo: il gioco sportivo (il calcio), anche questo veicolato sempre sulle stesse originarie strutture dell’ippica eccetera. Ecco, in estrema sintesi il perché vi può essere una forte giustificazione morale in questo intervento del governo: ci risparmino i lobbisti del settore discorsi sulla moralità dell’intervento.
Concluderei, condividendole in pieno, con le parole del ministro Zaia in Commissione Agricoltura: «Questo governo - ha spiegato - non è più disposto a foraggiarla senza avere risultati». L’ippica Italiana, che conta 50mila addetti, ha ricordato Zaia, è in sofferenza. «Non si corre più negli ippodromi dopo che il settore è stato letteralmente saccheggiato in tutti questi anni. L’Unire è stata usata solo come centro occupazionale, e si è perso l’obiettivo principale, la tutela del patrimonio genetico del cavallo da corsa italiano, che non è solo Varenne».
Nel frattempo continua il presidio dell’occupazione del ministero dell’Agricoltura, da parte del Comitato di crisi dell’ippica in attesa dell’approvazione dell’emendamento.