Crisi alimentare: non c’è accordo sugli aiuti all’Africa

nostro inviato a Toyako

Si è conclusa con un nulla di fatto la prima giornata del vertice di Hokkaido. Al primo punto dell'agenda di Toyako, infatti, erano in discussione gli aiuti ai Paesi africani alle prese con una sempre più allarmante crisi alimentare. E nonostante l'annuncio a sorpresa del presidente della Commissione Ue Barroso (che assicura la costituzione di un fondo del valore di un miliardo di euro), si è deciso di rinviare ogni decisione alla giornata di oggi. I rappresentanti di Algeria, Etiopia, Ghana, Nigeria, Senegal, Sud Africa e Tanzania, chiedono infatti che nel comunicato conclusivo venga esplicitata la somma di 25 miliardi di dollari di aiuti entro il 2010, come promesso al summit di Gleneagles del 2005. Le previsioni, sottolineano infatti gli Stati africani, sono quasi catastrofiche, visto che secondo uno studio della Banca mondiale a causa degli alti prezzi delle materie prime si potrebbero avere a breve 105 milioni di nuovi poveri, di cui 30 in Africa.
Per cercare di uscire dallo stallo - e nella speranza che la giornata di oggi possa portare a un'intesa - Barroso ha deciso di convocare una conferenza stampa a sorpresa infrangendo il rigido protocollo giapponese. E ha annunciato un fondo da un miliardo di euro che «non avrà necessità di copertura finanziaria» perché utilizza «in maniera creativa i fondi delle politiche agricole comunitarie che sono già presenti in bilancio e non sono stati utilizzati». Si tratta di due tranche, una di 750 milioni relativa al 2008 e una di 250 milioni per il 2009, che si potranno sommare agli 800 milioni già stanziati per combattere la crisi globale. Una soluzione, però, che almeno per il momento non lascia del tutto soddisfatte le parti.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e il presidente della Banca mondiale Zoellick hanno infatti invitato la comunità internazionale ad agire senza indugio per alleviare le sofferenze di decine di milioni di persone vittime dell'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari che «fa tornare indietro l'orologio dello sviluppo». «Per fermare ulteriori sofferenze - ha detto il segretario generale dell'Onu - stiamo invitando i leader del mondo a decidere misure immediate: alimenti e altri prodotti come fertilizzanti». «Ciò di cui abbiamo bisogno ora - ha aggiunto Zoellick - sono risorse, azioni e risultati in tempo reale».
Parte dei paesi del G8 e anche parecchi africani, ha spiegato Berlusconi, hanno concordato sul fatto che gli aiuti messi a disposizione dall'Occidente sono «consistenti». «Ma il Senegal - aggiunge - ha proposto quanto io proposi anni fa e cioè di evitare aiuti monetari e di concentrarsi sugli sforzi infrastrutturali costruendo strade, autostrade,ferrovie ed ospedali». Insomma, interventi immediati più che previsioni di spesa.
Il premier ha poi ricordato come l'Italia abbia portato a «un miliardo di dollari il suo annuale contributo in favore dei Paesi poveri». «Ci piacerebbe fare di più - ha aggiunto - ma sapete che abbiamo ereditato un debito pari al 106%... ». Quanto alle parole pronunciate da Benedetto XVI, Berlusconi ha detto di essere in «totale sintonia con la Chiesa cattolica». Non solo il governo italiano, ha aggiunto assumendo la difesa degli altri leader, ma l'intero G8 è consapevole dall'urgenza del problema, tanto da porre la questione «sul tavolo del giorno di apertura dei lavori». Un dato, ha sottolineato, che dimostra che anche nel summit «c'è piena sintonia con la visione del pontefice».