Crisi Alitalia, in arrivo tagli e capitale fresco

Preoccupazione a Milano per un ridimensionamento di Malpensa: Comune, Provincia e Regione parlano di un "atto di guerra al Nord". La società smentisce: cifre non quantificate. Oggi al cda il piano industriale: sarà varato un aumento da almeno un miliardo

Milano - Precipitosamente, ieri sera (su richiesta della Consob) Alitalia ha diffuso un comunicato per precisare che l’aumento di capitale oggi sul tavolo del consiglio di amministrazione sarà «consistente», ma d’importo «non precisato». Confermando, di conseguenza, che già oggi sarà all’ordine del giorno la ricapitalizzazione. Indiscrezioni trapelate da più parti nel pomeriggio parlavano di un apporto di capitale fresco nell’ordine dei 1.500 milioni, superiore all’ultimo (fine 2005) che fu di pochi spiccioli sopra il miliardo. Le stesse fonti parlavano ieri di personale in eccesso: un migliaio, forse 1.500, esuberi da sostenere attraverso cassa integrazione e prepensionamenti. Anche qui, mezza conferma: «La quantificazione non è ancora definita».

Infine, la liquidità calante che per fine anno, secondo stime riportate da alcune agenzie di stampa, sarà ridotta a solo 300 milioni. «Non è una previsione della compagnia», è scritto nel comunicato. In realtà le stime sembrano addirittura generose: i 612 milioni di liquidità di fine giugno (ultimo dato ufficiale), riscontrati nel momento di migliore stagionalità, sembrano preannunciare una fine anno ancora più grama.
Se è vero che al consiglio di oggi il presidente Maurizio Prato riprenderà saldamente in mano la situazione dopo la pausa estiva, per le mosse future sarà determinante la prossima riunione del cda, quella in programma per il 12 settembre per l’approvazione della semestrale. L’entità delle perdite, rapportata a quelle dell’esercizio 2006, darà il timing: si capirà cioè l’urgenza dell’aumento (per il quale sembra che Prato abbia chiesto a Prodi un anno di tempo), in relazione all’erosione delle risorse disponibili e alle norme del codice civile che impongono la ricostituzione del capitale.

Ma ieri è stata una giornata particolarmente vivace sul fronte milanese, turbato dalle notizie di tagli al network di Alitalia e di un ridimensionamento del ruolo di Malpensa nello scenario operativo della compagnia. In una conferenza stampa congiunta, Comune, Provincia e Regione hanno energicamente protestato per quella che è vissuta come una vera «guerra al Nord». Roberto Formigoni (presidente della Regione Lombardia) ha ribadito, in particolare, quanto sia ricco e importante per il trasporto aereo il bacino che gravita attorno allo scalo, e ha giudicato «autolesionistiche» le scelte - se confermate - della compagnia. «Malpensa ha una crescita superiore di due-tre volte a quella di Fiumicino, e la qualità dei suoi servizi è giudicata tra le migliori in Europa». Tuttavia - ha ribadito Formigoni - non si tratta «di una rivendicazione contro Fiumicino. In un Paese lungo e complesso come l’Italia si può lavorare in due aeroporti hub. Non chiediamo la chiusura di Fiumicino, ma il rispetto per i nostri cittadini».

Formigoni ha anche ricordato che la Regione ha competenze in tema di regolamentazione degli aeroporti, lasciando intendere, con parole vagamente minacciose, che «gli slot di Alitalia non sono soltanto suoi». Tanto che il sindaco Letizia Moratti ha tenuto a ribadire che i voli che potrebbero essere cancellati dalla compagnia di bandiera verrebbero rimpiazzati da quelle di altri vettori internazionali.