La crisi? Anche colpa degli enti pubblici che non pagano

Tiene meglio rispetto all'andamento dell'economia nazionale. Ma pure a Genova è crisi. Almeno per un paio d'anni. Come prevede il presidente di Assindustria Giovanni Calvini che ieri, insieme al suo direttore generale Paolo Corradi, ha presentato l'indagine congiunturale con il consuntivo del secondo semestre 2008 e le previsioni per il primo del 2009.
I dati sono stati raccolti, in collaborazione con Assedil, a fine dicembre e riguardano un campione rappresentativo dei 1100 imprese associate a Confindustria.
Il fatturato cala del 2,1 per cento e si prevede che cali di un ulteriore 1,4 per cento nei prossimi sei mesi. L'occupazione è già calata del 2,2 per cento e calerà ancora di uno 0,4 per cento. Se nell'ultima parte dell'anno scorso gli ordini registrato un aumento di 1,2 per cento rispetto al secondo semestre 2007, per il primo semestre 2009 ci si aspetta una contrazione del 4,5 per cento. È la prima volta, dal 2001, che lo studio dei tecnici di via San Vincenzo rileva dati negativi.
C'era da aspettarselo, ovviamente. Ma quello che preoccupa è proprio l'andamento economico dei prossimi mesi. Se l'anno scorso a Genova si sono registrati 500 fallimenti in totale fra aziende, imprese, industrie, artigiani e commercianti, e se soltanto 40 riguardano associati di Confindustria, per i prossimi dodici mesi si teme che questo numero aumenti. Non soltanto per la sfavorevole congiuntura economica e la crisi del credito, ma anche, come tuona Confindustria, per i mancati pagamenti da parte degli enti pubblici.
«Non è degno di un paese civile - attacca Calvini - che amministrazioni di enti locali pubblici paghino con fortissimo ritardo i fornitori o i costruttori di opere che vanno al servizio dei cittadini. Abbiamo calcolato che, in media, il ritardo dei pagamenti, peraltro spesso già dilazionati nel tempo, è addirittura di 94 giorni. Un'enormità per chi deve fare i conti sia con i propri fornitori, sia con i propri dipendenti. In un momento in cui, poi, non è facile ottenere prestiti e fidi dagli istituti di credito».
«Ci attiveremo quindi con le banche - continua Calvini - per chiedere maggiore trasparenza anche sul rating, con lo Stato e le amministrazioni locali per velocizzare l'assegnazione di bandi pubblici, con i nostri stessi associati e con le altre categorie per favorire il rilancio dell'imprenditoria genovese. Certo è che per una vera ripresa nella nostra città, a oggi, occorrerà aspettare altri due anni. I tre comparti quantitativamente maggiori a Genova, oltre a quello portuale, dove si è registrato un calo dei traffici container del 3,5 per cento e merci del 3,1 per cento, insieme a un aumento del traffico passeggeri del 2,2 per cento, sono quelli di meccanica, hi tech e cantieristica. Gli ultimi due vanno bene, ma per il primo si registra una forte contrazione. Il turismo invece tutto sommato ha tenuto. Molti turisti hanno scelto però Genova piuttosto che le classiche riviere».