Crisi anche per la ’ndrangheta I boss facevano la colletta per ammazzare un magistrato

I soldi che le cosche di Crotone avevano in cassa non erano sufficienti per organizzare la controffensiva allo Stato. Troppo alto il bersaglio da colpire per potersi permettere il minimo sbaglio. Per colpire ed eliminare Pierpaolo Bruni, «l’avversario scomodo», quel magistrato applicato alla Direzione distrettuale antimafia e firmatario di molte inchieste scottanti, contro le consorterie criminali crotonesi.
Così le cosche del comprensorio avevano deciso di organizzarsi con una raccolta di fondi. Non una missione di morte qualunque, quindi, ma un agguato in grande stile. E per affrontare i costi di una simile azione di guerra, le cosche avevano avviato una colletta. Tanti soldi messi uno sull’altro per assoldare killer esperti e infallibili, ma anche per comprare armi ed esplosivi.
I 24 fermi effettuati la scorsa notte nella frazione Papanice di Crotone, nell’ambito dell’operazione condotta dalla polizia, hanno svelato i retroscena delle intenzioni della ’ndrangheta che preparava una vera e propria ribellione contro lo Stato. Ma questa non il solo scenario svelato dai pm della procura di Crotone. L'operazione fotografa l'ennesimo intreccio tra politica e malaffare: voti in vendita a 40 euro. A tanto erano «quotati» un voto, una crocetta sul simbolo elettorale alle comunali, dalla cosca dei «Papaniciari» di Crotone. Ma quello per le elezioni non è il solo interesse che le cosche crotonesi avevano nei confronti della pubblica amministrazione. Infatti la cosca di Papanice, voleva mettere le mani sulla più grande opera del mezzogiorno: il progetto turistico dell'Europaradiso. Una struttura, composta da alberghi e residence con una capacità ricettiva di circa 14mila posti letto, che prevedeva la creazione di circa 4mila nuovi posti di lavoro su un'area di 10mila ettari lungo la fascia costiera crotonese. Nell'inchiesta sono finiti come indagati, tra gli altri, il capo di gabinetto del ministro dell'Ambiente dell'epoca a cui risalgono i fatti Emilio Brogi, che in una nota si è detto «estraneo ai fatti contestati» ribadendo piena fiducia nella magistratura, l'allora direttore generale dello stesso ministero Aldo Cosentino e il funzionario della Comunità Europea Riccardo Menghi.
Secondo l'accusa, avrebbero fatto in modo che rimanesse incompleta la documentazione per il riconoscimento della foce del fiume Neto come zona a protezione speciale (Zps), cosa che avrebbe costituito un vincolo per la realizzazione della struttura turistica del magnate israeliano David Appel.