Crisi anche per le porcellane, fallisce il fornitore della Regina

Londra, bancarotta per Royal Worchester, produttore ufficiale dei vasi di Elisabetta II. Un mese fa i debiti avevano travolto anche il sarto di Sua Maestà<br />

La porcellana della Regina crolla sotto il peso della crisi. Fornitori ufficiali di Elisabetta II d’Inghilterra per anni, i raffinati artigiani di Royal Worchester and Spode hanno dovuto chiudere i battenti a causa del periodo nero che attraversa l’economia. Falliti, come ha annunciato ieri PricewaterHouseCoopers, che era stata nominata amministratrice della società. Vasi, piatti, manifatture fragili e preziose non sono state risparmiate dal crac finanziario, e nemmeno il suggello reale le ha salvate dalla crisi. La nota di PricewaterHouseCoopers è laconica, nulla risuona dei fasti e dei lussi di corte (e non per la proverbiale “attenzione” di Elisabetta alle spese): non sono stati trovati acquirenti per gli stabilimenti di produzione del vasellame reale. Fallimento.

Marchio storico. Royal Worchester e Spode si sono fuse oltre trent’anni fa, e questa è stata l’unica novità nella storia delle due case produttrici: per il resto, dal Settecento, si sono sempre rifiutate di stare al passo coi tempi. Non hanno mai seguito le mode, le stagioni, le frivolezze passeggere. Royal Worchester d’altronde è stata fondata nell’omonima città dell’Inghilterra centro orientale nel 1751, Spode è nata qualche anno dopo, nel 1770, a Spoke-on-Trent, nel centro dell’isola. Dal 1789 Royal Worchester è fornitore ufficiale della Casa reale; poi, nel 1976, la fusione con Spode. In tutto 388 dipendenti, e un patrimonio unico. Loro erano il marchio da imitare e il credo estetico è rimasto quello originale, senza incrinature. Almeno fino a ieri. Perché prima – quando collezionisti e negozi esclusivi in tutto il mondo compravano le loro porcellane d’élite – non c’era ragione di preoccuparsi dei tempi che correvano. Oggi, sì. E oggi ormai è ieri: fine della produzione. Con tanto rammarico per un altro simbolo che svanisce, risucchiato dalla crisi.

Miti in crisi. In settembre era toccato al sarto della regina, il leggendario sir Hardy Amies. I suoi eredi, che hanno tenuto viva la tradizione della sartoria di Savile Row, fornitori ufficiali della corte reale e amatissimi dalla regina, si trovano di fronte alla bancarotta. Clienti pochi, guadagni scarsi. Debiti, tantissimi. Le mogli dei grandi banchieri disertano il negozio, i mariti si fanno vedere di rado. Le signore che sperano di vestire un mito continuano forse a desiderarlo, ma non possono permetterselo. Ma la crisi è così. E anche la paura. Neppure il sigillo di Elisabetta è più una garanzia. Né per gli abiti, né per le porcellane.