Crisi Auto, Marchionne: "Aiuti a tutti o a nessuno" Ue pronta a intervenire

Il comparto dell'auto è in crisi (<strong><a href="/video.pic1?ID=settoreauto_colpisce">video</a></strong>). Negli States i tre colossi battono cassa al Congresso. A Bruxelles scende in campo l'ad di Fiat: &quot;Non creare protezioni nazionali che
vanno a impattare sul mercato&quot;. L'Ue: &quot;Misure straordinarie giuste per Opel&quot;

Torino - La cride del settero automobilistico c'è. E si fa sentire. "Gli aiuti al settore dell’auto devono essere o per tutti o per nessuno - ha avvertito Sergio Marchionne, ad di Fiat e presidente dell’associazione dei costruttori europei Acea a margine di un convegno a Torino - in Europa non si vadano a creare protezioni a livello nazionale che vadano a impattare sul mercato". Dopo i big statunitensi, nel Vecchio Continente il caso Opel apre un pericoloso continente che potrebbe minare le aziende non in crisi. Ed è per questo che il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemol, ha chiesto ai tecnici di Bruxelles di "trovare una ricetta comune che serva di stimolo all’industria dell’automobile".

Il monito di Marchionne Gli aiuti al settore auto "devono essere per tutti o per nessuno" perchè viceversa "si creerebbe una interferenza che andrebbe a cambiare l’equilibrio industriale dei mercati, una cosa che Fiat non può accettare". Richiamando l’intervento degli amministratori delegati delle case automobilistiche americane che ieri al Senato statunitense hanno avanzato una richiesta ufficiale di sostegno finanziario, Marchionne ha aggiunto che "se quello dovesse succedere, si andrebbe a cambiare l’equilibrio in Europa e sarebbe una cosa da capire bene, per questo la stiamo seguendo". Sottolineando poi che "al governo non ho chiesto assolutamente nulla", Marchionne ha tuttavia fatto sapere che "la Fiat non si trova nella situazione di aver bisogno dello stesso tipo di appoggio degli americani". Tutt'altro discorso quello di Foster all’Opel. Tuttavia, se dovesse intervenire qualcuno per dare sostegno all'ex costola europea di Gm in Europa sarebbe completamente impossibile escludere gli altri produttori. Ribadendo che se aiuti ci "devono essere per tutti o per nessuno", Marchionne ha sottolineato che, essendo "le differenze dei mercati sottili", diventa necessario evitare "protezioni a livello nazionale che vedano ad impattare sul mercato europeo".

Il caso Opel Secondo il commissario Ue all’Impresa, Guenter Verheugen, il caso Opel giustifica "misure straordinarie". "Non si tratta di sovvenzioni, ma di misure straordinarie", ha spiegato sottolineando che "non si tratta solo di un problema tedesco, visto che anche altri paesi Ue risentirebbero delle ricadute della crisi dell’azienda". Sulla stessa linea anche il ministro francese agli Affari europei, Jean-Pierre Jouyet, secondo cui la situazione attuale è "eccezionale" e per affrontarla serviranno "aiuti mirati" per la riconversione 'verde' del settore. D’altra parte, i tecnici di Bruxelles si aspettano - "purtroppo" - per il 2009 "una situazione ancora più dura". Proprio per questo, il ministro francese chiede agli Stati membri di "preservare la competitività europea e gli obiettivi del pacchetto energetico" e "rispettare integrità mercato interno".

Le richieste dei big Usa I tre big statunitensi dell’auto avvertono il Congresso che sono sull’orlo del fallimento e chiedono aiuti per 25 miliardi di dollari. Rick Wagoner, numero uno di General Motors, parla davanti alla commissione bancaria del Senato per spiegare che la crisinon riguarda solo Detroit: "Si tratta di salvare l’economia Usa da un collasso drammatico". L’audizione di Wagoner arriva dopo che i senatori democratici hanno proposto un piano di salvataggio da 25 miliardi di dollari per l’auto. Oltre a Wagoner, sono sfilati davanti al Congresso anche Rober Nardelli di Chrysler, Alan Mulally di Ford, Ron Gettelfinger, capo dei sindacati dell’auto e il senatore del Michigan, Debbie Stabenow. Per la prima volta si è chiarito quanto chiedono a testa al governo i tre big dell’auto: tra i 10 e i 12 miliardi di dollari Gm, 8 Ford e 7 Chrysler. La Casa Bianca e il Tesoro hanno detto di essere contrari a un nuovo piano di aiuti per l’auto bocciando l'ipotesi di stornare dal piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, destinato alla stabilizzazioone del sistema finanziario, soldi aggiuntivi da destinare all’auto. Anche i senatori repubblicani sono dello stesso avviso e si oppongono al piano da 25 miliardi di dollari dei senatori democratici, che andrebbe ad aggiungersi al pacchetto di aiuti da 25 miliardi di dollari previsto per quelle case automobilistiche che ridurranno le emissioni inquinanti.