Crisi, Berlusconi: "Non cambiare le abitudini"

Il premier invita all'ottimismo: "La durata della recessione dipende dai nostri
comportamenti. Niente miseria, il governo
sosterrà i meno fortunati". Sul piano casa: "A decidere saranno le Regioni"

Milano - Un po’ di ottimismo serve sempre. Sarà lapalissiano ma vero: aiuta a scorgere opportunità dove altri vedono solo nero. E allo spirito di fiducia, quello supportato da una buona dose di razionalità, invita Silvio Berlusconi perché «anche questa crisi, come tutte, finisce». Certo, avverte il presidente del Consiglio, dal Cisco Business System di Vimercate, «questa crisi sembra particolarmente grave» ma, attenzione, «la sua profondità e la sua estensione nel tempo dipendono dai nostri comportamenti».

Che, altrimenti detto, significa: «Se sapremo diffondere fiducia, se non avremo paura e continueremo a guardare al futuro con fiducia, questo periodo potrà essere davvero breve». Insomma, «non cambiate le vostre abitudini economiche». Già, sarebbe sbagliato perché, spiega il Cavaliere, «il potere d’acquisto dei dipendenti è aumentato». Un aumento che vale sia per i lavoratori delle aziende private sia, soprattutto, per quelli della pubblica amministrazione.
A questi ultimi, ricorda il premier, il governo ha messo a disposizione qualcosa come tre miliardi di euro: «Hanno avuto un incremento dello stipendio, godono di un abbattimento dei costi riguardo gas, petrolio eccetera» e, dunque, «non abbiano preoccupazioni». Come dire: «Lo Stato è presente e ha adottato contromisure» ovvero «non ci saranno situazioni di miseria, di crisi acuta. Sosterremo i meno fortunati». Del resto, sin dall’inizio, «lo Stato e il governo hanno approntato gli strumenti per affrontare la crisi. Dalla quale usciremo prima e meglio degli altri Paesi europei».

La prova del nove, per chi continua a spandere pessimismo, è la rilettura delle cronache di cinque e passa mesi fa: «Non c’è una sola banca che ha avuto bisogno dell’intervento dello Stato. Il 10 ottobre dello corso anno annunciai che non ne sarebbe fallita nessuna e che quindi i cittadini non avrebbero perso un solo euro» afferma Berlusconi. Impegno rispettato, anche grazie a un dato di fatto: «Rispetto agli States siamo più fortunati, l’87 per cento delle famiglie possiede una casa di proprietà, i mutui sono bloccati al 4 per cento e i conti correnti familiari sono in attivo». Naturalmente, aggiunge il presidente Berlusconi, «per far sì che le banche possano continuare a fare il loro mestiere il governo ha messo a disposizione 150 miliardi di euro di liquidità per il sistema imprenditoriale».

E proprio agli imprenditori, piccoli, medi e grandi, Silvio Berlusconi, dà poi un consiglio, anzi offre la «ricetta della signora Thatcher», rispetto ai giornali che, «soprattutto nei titoli», raccontano «il crollo»: «Quando la conobbi alle Bermuda, le dissi che alla sera leggevo le anticipazioni dei quotidiani e che andavo a dormire arrabbiato ma che alla mattina mi rialzavo ottimista. La Thatcher, mi spiegò che non è possibile governare leggendo i giornali e che lei, durante il suo governo, leggeva solo quelli che ne parlavano bene. Così quando chiesi a Bonaiuti di portarmi solo i giornali che parlavano bene del governo, non lo vidi per due mesi di fila». Che vuol dire? «Imprenditori, seguite questa ricetta, non fatevi scoraggiare dall’allarmismo e abbiate più fiducia perché la crisi è l’occasione dove i più bravi prevalgono e aumentano le quote di mercato».

Un contributo anti congiunturale è pure il piano casa che dovrà essere recepito da leggi regionali perché il governo fornirà solo le indicazioni quadro. «Sono le Regioni che devono fare la legge, non noi. Tanto è vero che possono esserci delle amministrazioni regionali che non la faranno». È certo, sul piano case, «che ne vedremo delle belle»: «Il Veneto e la Sardegna vogliono fare la legge, ma anche la Calabria e le Marche». Una legge, conclude Berlusconi, che «accresce il valore della casa»: «Mai più uno che ha una casa diminuirà il suo valore costruendo qualcosa male, in modo che la casa sia meno bella».

Infine il premier si concede una riflessione compiaciuta sull’esecutivo: «Per la prima volta tra le mie esperienze di governo posso dire di avere una squadra che per qualità e competenza è a livello di un’impresa privata».