La crisi Il bilancio Unire è diventato un gruviera

[NOTE][/NOTE]Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia si è ritrovato in una congiuntura economica terribile a dovere gestire un baraccone come l’Unire, con un consiglio di brave persone, nominato in zona Cesarini dall’allora ministro Paolo De Castro.
Primo problema. Aggiungiamo il «balletto» di Guido Melzi, prima commissario poi segretario generale il quale, rendendosi conto della impossibilità di gestire un organismo così malmesso senza la completa fiducia del ministro, che nel frattempo era cambiato, si è dimesso. Si consideri un aspetto strutturale che crea una distorsione non di poco conto: l’Unire dalla riforma del 1999 in poi ha perso autonomia finanziaria, diventando in tutto e per tutto dipendente dall’operato di Aams (Azienda Autonoma Monopoli di Stato). Anche se non è detto che in mano all’Unire la gestione dell’organizzazione del gioco avrebbe funzionato meglio, visti i precedenti. Però: nonostante un andamento commerciale appesantito da scelte improvvide, l’ippica riesce a mantenere un suo mercato, alla fine dell’anno si concluderà con un meno venti per cento sul movimento del 2007.
Sorge spontanea una domandina: se il movimento è calato del venti per cento, come si spiega che il montepremi può arrivare ad azzerarsi? Prendendo a prestito un termine di moda mutuato dalla recente crisi finanziaria mondiale: «prodotto derivato», direi che i veri problemi dell’Unire sono simili agli effetti di questo prodotto finanziario stracitato in questi giorni. Un «derivato» è uno strumento finanziario che non esprime cosa rappresenta, occorre vedere, è non è sempre facile, il cosiddetto «sottostante». L’Unire oggi mi pare sempre di più assimilabile ad un prodotto «derivato». Diversamente, non sarebbe facilmente spiegabile come con una riduzione del movimento di gioco del venti per cento si rischi di non avere più il montepremi.
Il ministro, rendendosi conto di questo stato di cose, ha disposto la famosa e qualche volta criticata «due diligence» (un’analisi investigativa, svolta in relazione ad una operazione che potrebbe portare ad un cambiamento). L’Unire ha in bilancio tra le voci in entrata, un importo di 100 milioni di euro quale canoni televisivi 2003/4/5, da pagare da parte delle Agenzie ippiche, anche se è intervenuto nel frattempo un arbitrato con la stessa Unire che ha ridotto di 89 milioni l’importo. Perciò nel bilancio Unire al posto di cento abbiamo 11 milioni, ne mancherebbero 89, solo per questa voce!
Probabilmente altre voci di entrata o di spesa dovranno essere controllate (investigate), sino in fondo e, attraverso l’esame del “sottostante”, il ministro saprà finalmente con certezza quanto manca al bilancio Unire. E probabilmente anche il perché. Intanto le categorie, deluse dal sostanziale nulla di fatto dell'incontro di giovedì scorso con il sottosegretario Gianni Letta, proseguono la serrata delle corse e francamente la situazione sembra sempre più ingarbugliata.