Crisi, Borse Ue in rosso Citigroup: -53mila posti Almunia: rischi deflazione

Mercati Ue di nuovo in negativo. Milano perde il 2,96%. Tonfo di Intesasanpaolo e Unicredit. All’indomani del G20 i mercati
mostrano delusione. Intanto il Giappone entra in recessione. Ma il Nikkei resiste: +0,7%

Milano -  Le Borse europee terminano in calo la prima seduta della settimana, seguita al tonfo di venerdì a Wall Street. Il Dax di Francoforte ha perso il 3,25%, il Cac40 di Parigi il 3,32%, il Ftse100 di Londra il 2,38%. Male gli indici di Piazza Affari: il Mibtel ha chiuso in calo del 2,96%, l’S&P/Mib del 3,6%. Tra i settori i peggiori in Europa sono media (Eurostoxx -11,67%), materie prime (-6%) e banche (-5,87%).

Europa in rosso: dubbi sul G20 Le Borse del Vecchio continente chiudono in ribasso. Sui listini prevalgono i dubbi sul vertice del G20, che si è concluso con impegni di massima, come rilanciare l’economia mondiale e riformare del sistema finanziario, ma senza misure concrete. In negativo ha pesato anche l’andamento delle banche, dopo l’annuncio che il colosso statunitense Citigroup taglierà 53.000 posti di lavoro, oltre ai 22.000 già annunciati, per ridurre i costi di circa il 20%. Sul fronte macro è arrivata la notizia che il Giappone è in recessione, con la prospettiva di una situazione analoga in Francia: la Banca di Francia stima infatti che il Pil del Paese diminuirà dello 0,5% nel quarto trimestre. Il Cac40 di Parigi ha chiuso in calo del 3,32%, il Dax di Francoforte del 3,25%, il Ftse100 di Londra del 2,38%. In netto calo anche gli indici di Piazza Affari: Mibtel a -2,96% e S&P/Mib a -3,6%. La seduta era iniziata con gli indici in lieve calo. I listini hanno aumentato le perdite dopo i futures su Wall Street negativi e sono rimasti in rosso dopo l’apertura della Borsa americana. Il dato sulla produzione industriale negli Stati Uniti a ottobre, aumentato dell’1,3% dopo il tonfo di settembre, non è servito a risollevare i listini.

Almunia: "Rischio di deflazione" L’Europa si trova in una fase di recessione "con rischi di deflazione" che rendono necessario un coordinamento delle politiche economiche. E' quanto ha dichiarato Joaquin Almunia, commissario Ue agli affari economici, durante il dibattito all’europarlamento sui dieci anni dell’euro.

La crisi paralizza l'economia Per correre ai ripari il presidente della commisione Ue, Jose Manuel Barroso, chiede misure eccezionali. "Abbiamo bisogno - dice - di un un piano di stimoli economici, ma non può essere un piano valido per tutti". Nel frattempo il numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn fa sapere che il suo istituto ha bisogno di un finanziamento straordinario di 100 miliardi di dollari nei prossimi sei mesi. Nei prossimi trimestri il colosso finanziario statunitense Citigroup effettuerà un totale di 53mila licenziamenti, secondo quanto rivelato da fonti vicine alla società. L’amministratore delegato Vikram Pandit ne sta rivelando i dettagli questa mattina in un incontro con i dipendenti a New York. L’ultima ondata di licenziamenti si aggiunge ai 22mila già annunciati, e con quest’ulima decisione il taglio totale è pari al 20% della forza lavoro. Alla fine del 2007 Citigroup contava 375mila dipendenti.

Le misure di Palazzo Chigi In Italia c’è attesa per il pacchetto da 80 miliardi, che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Allo studio del governo, tra le altre misure, la riduzione dell’acconto Irpef di novembre per lavoratori dipendenti e autonomi e dell’acconto Ires per le imprese. In vista anche un 'ritocco' all’Irap mentre dal via libera del Cipe alle infrastrutture, il Governo prevede una crescita del Pidello 0,7%. Gli interventi, per 16,6 miliardi di euro, partiranno "entro sei mesi", ha garantito il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli. Per i consumatori, comunque, si tratta di misure "insufficienti": a loro giudizio, e anche dell’opposizione, bisognerebbe detassare le tredicesime. Ma un intervento di questo tipo rappresenterebbe un salasso per le finanze pubbliche.

Giappone in recessione Il Giappone entra in recessione tecnica: il pil del trimestre luglio-settembre ha segnato, per il secondo trimestre consecutivo, una contrazione dello 0,4% su base annua. Lo rende noto il governo, precisando che rispetto ai tre mesi precedenti, la flessione destagionalizzata è stata dello 0,1%. Il Giappone, seconda economia mondiale, è quindi ufficialmente entrato in recessione, per la prima volta dal 2001, a causa soprattutto del taglio delle spese e degli investimenti da parte delle imprese (-6,7% annuo e -1,7% si base trimestrale) che si misurano con lo yen forte nei confronti del dollaro e dell’euro e con l’economia mondiale, a partire da quella degli Stati Uniti, in difficoltà. In Eurolandia, inoltre, Germania e Italia sono già in recessione tecnica. Il dato del periodo luglio-settembre ha ribaltato le stime degli analisti che si attendevano in media un frazionale rialzo dello 0,2% su base annua e dello 0,1% sui tre mesi precedenti. Con i dati di rilasciati oggi, si è ufficialmente chiuso il ciclo espansivo dell’economia più duraturo dalla fine della seconda guerra mondiale, durato circa 6 anni, visto che la contrazione del terzo trimestre 2008 segue quella del secondo, durante il quale si era registrata una contrazione del Pil dello lo 0,9% congiunturale e del 3,7% annuale.

La Borsa di Tokyo resiste Nonostante la notizia a sorpresa che l’economia giapponese è in recessione (la prima in sette anni), la borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni su territorio positivo, seppur perdendo a fine giornata gli iniziali guadagni. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno di 60,19 punti (pari allo 0,7 per cento), collocandosi a 8.522,58 dopo che nel corso delle contrattazioni era arrivata a guadagnare più del 3 per cento. Intanto, secondo quanto annunciato dal governo nipponico in un rapporto preliminare, la crescita dell’economia giapponese si è contratta per il secondo trimestre consecutivo, tra luglio e settembre, dello 0,4 per cento in termini reali.