La crisi della compagnia di bandiera

Stai male? Hai problemi? Stai perdendo il lavoro? Ti stanno licenziando? Beh, non è finita: tra poco arriverà pure Di Pietro. Il presente è grigio, il futuro è nero, la salma è quasi fredda, ma fa niente: c'è già un becchino alla tua porta. È lui, è il Pupazzone, quello che arrestava i ricchi per consolare i poveri: non ha niente da dire, ma lo dice male.
C'è da corteggiare sfortunati e frustrati, invasati e gente in difficoltà, l'Italia dei malori: e lui non può mancare, ieri è arrivato a Fiumicino poco prima delle 16 e certo, ovvio, aveva già trovato qualcuno a cui dare la colpa.
Piloti, impiegati e servitrici di snack (dolci o salati) l'attorniavano come si fa col Gabibbo e invocavano «Giustizia!», gli dicevano «Bravo!». Lui li ha ripagati con la consueta suadenza, promesse di arresti: «Denuncerò personalmente al procuratore generale della Corte dei conti, al procuratore generale della Repubblica di Roma e all’Autorità antitrust, perché pensiamo che esistano delle violazioni di legge nella procedura di vendita di Alitalia...».
Bravo. Giustizia. È colpa del Commissario, è colpa del governo. «Questo ultimatum che ha tutto il sapore di un’estorsione aggravata». Giustizia. Bravo. «La procedura è a dir poco immorale. Io credo che sul piano tecnico... ». E qui ci fermiamo, c'è un limite anche alle cazzate. Cioè, Di Pietro concorda con la Cgil: lui che non ha mai aderito a un sindacato in vita sua, lui che nel dicembre 1991 era uno dei tre magistrati italiani che non aveva scioperato contro le esternazioni di Cossiga.
Di Alitalia non sa nulla, non ha proposto nulla, spara a caso. Il 17 marzo scorso disse questo: «Quella di Air France è un'offerta umiliante, un danno per la compagnia, per le maestranze, per il Paese, una proposta finalizzata unicamente al profitto dell'offerente». Il 23 luglio ha detto il perfetto contrario: «Il governo ha mandato sul lastrico cinquemila persone» mentre loro, anzi «noi», «avevamo trovato una soluzione e un compratore che salvavano il personale». Quale? Air France, l'offerta che aveva definito umiliante.
Di Pietro straparla, ma tanto chi l'ascolta? Ieri sera i piloti-kamikaze hanno detto questo: «Si voleva gettare a mare Fiumicino per fare spazio ancora una volta a Malpensa, che ha già fallito tutti i suoi obiettivi».
Di Pietro il 17 marzo aveva detto quest'altro: «Malpensa, da sola, vale dieci volte Alitalia e dovremmo tutti impegnarci per salvaguardarla». Però ieri i piloti lo applaudivano. Giustizia. Bravo. Applausi come in certi funerali del Sud, mentre sfila la bara.