La crisi contagia l’industria, conti a picco

L’industria italiana paga il conto della crisi dell’economia mondiale con un crollo di ordini e fatturato a ottobre. Pesanti le conseguenze per il comparto autoveicoli, mentre è allarme da parte dei sindacati, che chiedono misure urgenti a sostegno dei redditi. La fotografia che emerge dai dati Istat segnala che gli ordinativi sono andati letteralmente a picco: il calo rispetto a ottobre 2007 è stato del 12,2%, il dato peggiore dal dicembre 2001, quando la diminuzione fu del 13,5 per cento. Anche il confronto mese su mese mette in evidenza una brusca frenata: rispetto a settembre, gli ordini sono diminuiti del 5,4 per cento. Il trend negativo ha inciso direttamente sui fatturati, con una diminuzione su base annua del 5,9% e del 4,3% su base mensile. In affanno sia il mercato nazionale, sia quello estero. Sul mercato interno gli ordinativi sono scesi dell’11,4%, il fatturato del 6,6 per cento Al collasso anche gli ordini provenienti da oltre frontiera (meno 13,6%) mentre i fatturati si sono ridotti del 4,1 per cento.
A soffrire di più è il settore dei mezzi di trasporto, che nel giro di un anno ha visto precipitare tanto gli ordinativi, con un calo del 36,7%, quanto i fatturati, diminuiti del 18,5 per cento. All’interno di quest’area, spicca l’andamento degli autoveicoli, con fatturati che arretrano del 14,2% e un crollo degli ordinativi del 27%, che arriva al 35,6% per il solo mercato esterno. Arrancano anche l’industria manifatturiera e i prodotti tipici del made in Italy. Nel settore tessile-abbigliamento gli ordini hanno subìto un taglio del 17,2%, in quello delle pelli e calzature del 13,7%, e i fatturati sono scesi rispettivamente del 12,2% e del 9,6 per cento. In affanno l’industria del legno e i mobilifici, la produzione di apparecchiature meccaniche.
L’analisi per macro-aree, che si concentra sulle principali tipologie di beni, evidenzia un altro aspetto strettamente collegato con l’attuale fase economica: i fatturali realizzati nel settore energia sono precipitati, segnando un -9,7% rispetto a settembre. Una conseguenza diretta della forte e repentina discesa delle quotazioni del petrolio, passato dai record di metà luglio, quando il barile superò i 147 dollari, a quotazioni intorno ai 60-65 dollari di ottobre. I sindacati hanno chiesto interventi urgenti.