Crisi: De Cecco rinvia la quotazione

Il noto pastificio abruzzese ha sospeso momentaneamente l'Ipo «in attesa di maggiore chiarezza». Niente segmento Star, quindi, per il gruppo di Fara San Martino che stimava di strappare una capitalizzazione tra i 700 e i 900 milioni di euro

Il sogno della quotazione in Borsa per gli spaghetti della De Cecco è durato poco più di un anno. La crisi globale dei mercati ha portato il consiglio di amministrazione del gruppo abruzzese a sospendere momentaneamente «in attesa di maggiore chiarezza» l'Ipo. Questa è la proposta che il cda del pastificio di Fara San Martino chiederà di approvare all'assemblea dei soci, indetta il 25 febbraio prossimo in prima e il 26 in seconda. Secondo i consiglieri, «è opportuno monitorare l'andamento dei mercati e l'evoluzione del quadro normativo e regolamentare». Il processo di ammissione a quotazione delle azioni ordinarie De Cecco è perciò da collocarsi «in un orizzonte temporale più ampio» anche «in ragione dell'evoluzione della disciplina regolamentare di Consob e Borsa Italiana in relazione al procedimento di quotazione scelto e dell'intenzione di rivedere e aggiornare lo statuto sociale di quotazione». Non tutte le procedure adottate sin qui sono tuttavia da sconfessare. Il consiglio ha infatti ribadito «l'utilità della riorganizzazione interna del gruppo e della razionalizzazione delle strutture, che hanno consentito la concentrazione delle attività strategiche e la semplificazione della struttura di controllo». Pensando alla quotazione, su suggerimento dell'advisor finanziario Lazard, la holding controllante La Fara, controllata da 20 soci esponenti dei vari rami della famiglia, era stata fusa nella controllata Fratelli De Cecco. Allo stesso modo, il via libera all'Ipo dello scorso ottobre era stato unanime confermando la volontà dell'azionariato, per così dire «frastagliato», di entrare nel segmento Star di Piazza Affari. Ma l'andamento negativo delle piazze mondiali negli ultimi quattro mesi ha evidentemente sconsigliato il grande passo. Per affrontare il quale il gruppo di Fara San Martino si fosse dotato di consulenti espertissimi: oltre alla già citata Lazard, l'advisor legale era lo Studio Bonelli Erede Pappalardo, mentre i global coordinator dell'Ipo erano Jp Morgan e Mediobanca con quest'ultima anche nel ruolo di sponsor. La capitalizzazione di mercato attesa doveva attestarsi tra i 700 e i 900 milioni di euro, ma per invogliare gli investitori in periodi di burrasca non è peregrino ipotizzare un bello sconto sulla forchetta di prezzo. E così De Cecco, 120 anni di storia, 780 dipendenti e 500 tonnellate di pasta prodotte giornalmente, ha preferito restare ai box. Perché gli spaghetti è meglio mangiarli al dente e non scotti.