«La crisi dell’Europa è politica non finanziaria»

Calderoli non si fida più: «Scappiamo prima che il Palazzo crolli»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«La crisi non è finanziaria ma politica. È sterile cercare un colpevole. L’Europa rischia di perdere il suo fascino ideale». Il ministro Fini ha seguito passo passo l’evolversi della discussione. A dibattito concluso ha spiegato: «Molti Paesi sono sempre meno disposti a sacrificare i loro interessi nazionali nel nome dell’integrazione europea. Non è egoismo ma crisi di fiducia». Per il capo della Farnesina si tratta di una crisi politica e non finanziaria: «Tony Blair ha difeso il suo rimborso esattamente come Chirac ha fatto per la politica agricola comunitaria e come noi abbiamo fatto per le politiche di coesione territoriale». Si dice convinto che il mancato accordo non impedirà all’Unione europea di continuare a funzionare: «Ma è necessario dare all’Europa una nuova prospettiva strategica ancora prima che un nuovo bilancio», afferma Fini. Infine quasi una parola d’ordine per il vicepremier: «Per uscire dall’impasse non serve meno Europa. Semmai ne serve di più e soprattutto di più alto livello ideale e politico».
Parla di mancanza di fiducia anche Giorgio La Malfa, ministro per le Politiche Comunitarie: «Come ho detto più volte, la fiducia nell’Europa tornerà quando ripartirà la crescita economica e cesserà la disoccupazione. L’Europa continuerà comunque il suo processo d’integrazione».
Senza dubbi Francesco Rutelli per il quale si tratta «della più grave crisi dell’Europa in mezzo secolo». Secondo il leader della Margherita, riunito a Cipro con i Democratici europei, «il fallimento del vertice apre la strada a un gravissimo stallo dell’integrazione europea.» Rutelli parla di «choc che sta vincendo l’Europa». Sempre a sinistra, Mario Pittella, responsabile politica estera dei Ds, non rinuncia a puntare il dito contro il governo e contro i governi europei. «Se il progetto europeo è in crisi è perché, in tanti Paesi, vi sono governanti imbelli che cercano di scaricare sull’Unione Europea le proprie incapacità. E questo è l’evidente caso dell’Italia». «La risposta alla crisi deve essere più Europa e non meno Europa». è la posizione dei Ds che attaccano quanto affermato ieri da Calderoli della Lega. «Scappiamo dall’Europa prima che il palazzo crolli», ha sostenuto il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli. «L’Europa ha ormai definitivamente assunto come proprio modo di camminare quello dei gamberi che notoriamente vanno indietro. Dopo il fallimento economico - aggiunge il ministro della Lega - dopo il disastro realizzato dalle economie degli Stati membri, si aggiunge anche questo ennesimo flop di questa notte». E l’intervento del ministro si conclude con un invito a tutti di partecipare alla manifestazione di Pontida per dare il via all’operazione: «Euro-no grazie». Immediata la replica a sinistra: «Chi oggi cerca in maniera populista e irresponsabile di smantellare la costruzione europea, la sua moneta, le sue istituzioni», replica Luciano Vecchi, responsabile ds politica estera, va contro l’interesse dell’Italia e degli italiani». Mentre il senatore diessino Cesare Salvi sottolinea che il taglio ai fondi strutturali, necessari dopo l’allargamento, sarà «un problema soprattutto a sinistra».
Il leader dell’Ulivo Romano Prodi sottolinea, attraverso un messaggio inviato all’esecutivo riunito dell’Italia dei Valori: «Per l’Italia e per noi dell’Unione e dell’Ulivo, interesse nazionale e interesse europeo sono una cosa sola. Quando c’è divaricazione tra questi due grandi interessi strategici, l’Italia è sconfitta. Per l’Italia - insiste Prodi - il più fragile tra i grandi Paesi europei, la scelta obbligata è quella di una forte integrazione, garantita da istituzioni comuni». La replica arriva da Sandro Bondi, coordinatore di Fi. «Le dichiarazioni di Romano Prodi sono estranee al dibattito serio e reale che si è aperto in Europa da parte di tutti i governi e di tutte le forze politiche. «E - ha aggiunto - l’Europa deve tornare a essere una istituzione che risolve i problemi dei cittadini. Se l’Unione Europea amplia e complica i problemi già difficili degli europei, questi abbandoneranno l’Europa».
«Credo che sia una crisi veramente seria. Si è corso troppo in avanti» è il parere di Maurizio Gasparri. Mentre per Fabrizio Cicchitto c’è un solo modo per rilanciare la costruzione dell’Europa: «Servono forti dosi di revisionismo rispetto alle tematiche precedenti. Se si rimane abbarbicati al passato il rischio del fallimento è molto rilevante».

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