La crisi e gli sprechi dello stato sociale visti dalla Germania

I l Welfare State è in crisi: perché troppo costoso, inefficiente, ingiusto. In particolare, la scelta di creare pesanti apparati statali cui affidare l'erogazione di servizi pubblici è all’origine di molte difficoltà del Vecchio Continente. E tali problemi oggi sono aggravati dall'emergere di economie assai meno intralciate da simili oneri. L’Istituto Bruno Leoni ha organizzato ieri a Roma a Palazzo Wedekind un dibattito che ha visto ospite Wilfred Prewo, presidente della Camera di commercio di Hannover, e a cui hanno preso parte anche Giampiero Cantoni (Forza Italia) e Pierluigi Magnaschi (Ansa). L’occasione è data dalla pubblicazione di un volume di Prewo stesso, Oltre lo stato sociale (edito da Rubbettino in una collana a cura dell'Ibl), in cui viene delineata una generale strategia riformatrice. Nel testo, l'autore si focalizza su previdenza e sanità, immaginando il passaggio ad un sistema che faccia affidamento soprattutto sulla responsabilità personale.
L’idea è quella di creare depositi individuali obbligatori grazie ai quali ognuno accantoni le risorse necessarie ad affrontare le incertezze del futuro: si tratta delle malattie come della vecchiaia. Prewo muove dalla constatazione che aver collettivizzato sanità e pensioni ha prodotto sprechi di ogni genere e, alla fine, ha tradito ogni attesa. Ciò ha scontentato quanti vorrebbero gestirsi autonomamente, ma alla fine ha frustrato pure le speranze di quanti si auguravano che in tal modo si sarebbe ottenuta una maggiore socialità. L’autore non manca di suggerire una «rete protettiva» volta a tutelare quanti possono trovarsi in difficoltà, ma ritiene che sia stata proprio l'illusione di voler garantire tutto a tutti a produrre esiti così insoddisfacenti. Al contrario, è necessario che grazie ad esenzioni fiscali e processi di liberalizzazione si permetta al più alto numero di persone di non gravare sulla collettività e provvedere da sé ai propri problemi.
Oggi, secondo Prewo, si tratta quindi di rovesciare la logica attuale. Dall'odierno sistema universalistico, da cui eventualmente qualcuno esce sopportando un doppio costo nel momento in cui ricorre alla sanità privata, si passerebbe ad un sistema sostanzialmente privatistico, che eventualmente sia integrato da sostegni finanziari per i più deboli. Ma simili aiuti non possono giustificare l'edificazione di un apparato inefficiente e fonte di privilegi. Con un linguaggio di rara semplicità, lo studioso tedesco evidenzia l'esigenza di abbandonare quelle pretese pianificatorie che hanno affidato ai politici l'incarico di soddisfare le esigenze della gente. Come egli scrive, «la condizione necessaria al fine di spezzare il circolo vizioso dello Stato assistenziale è l'abbandono della filosofia verticistica e mirata all'ingegneria sociale che contraddistingue i sistemi gestiti dallo Stato». L'indicazione è giusta: c'è solo da sperare che venga raccolta.