La crisi economica mette a rischio anche i mega-stipendi

Salta il superbonus di Profumo (Unicredit): «Il mio compenso è legato al raggiungimento degli obiettivi». Che non ci sono stati

da Milano

Nel 2007 il suo stipendio è stato superiore a 9 milioni di euro. Ma nel 2008 la crisi finanziaria che ha investito il settore bancario, e non solo, farà sì che il super compenso sia decurtato di una parte molto rilevante. Lo ha spiegato con la solita freddezza l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo. Il primo di una serie di tagli che sarà probabilmente lunga: quelli ai top manager che iniziano a «pagare» l’impatto della crisi economica sui conti dei propri gruppi e gli eventuali errori commessi. Se non autoriducendosi lo stipendio, come aveva fatto al suo ritorno alla Apple il numero uno Steve Jobs, perlomeno rinunciando ai «premi risultato». «Non centreremo gli obiettivi e, quindi, lo stipendio che è composto da una parte fissa e da una variabile sarà decurtato - ha detto Profumo -; non sono io che decido queste cose. Abbiamo una buona governance anche per ciò che riguarda i compensi: una parte molto rilevante del mio stipendio è legata al raggiungimento di risultati, siccome quest’anno non li raggiungiamo è automatico che quella parte scompare».
La stessa sorte potrebbero subire altri top manager, come ad esempio Sergio Marchionne, ad di Fiat, che ha già previsto un 2009 difficile. Sulle finanze dei top manager non pesa però soltanto il taglio dello stipendio. Infatti, praticamente tutti hanno investito gran parte di quanto ricevuto nei titoli della loro società come hanno fatto di recente lo stesso Marchionne e il presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo.
Comunque sia le retribuzioni dei supermanager italiani restano da sogno. Secondo un rapporto di Hay Group i compensi diretti, quindi la parte fissa, dei capi di imprese che hanno un valore in Borsa tra i cinque e i dieci miliardi di euro sono in media di 1,8 milioni l’anno. «È auspicabile - ha spiegato l’operatore di una Sim milanese - che i compensi dei top manager delle banche in questa situazione vengano decurtati, ma in realtà non sarà così per tutti. Molto dipende, infatti, dalla governance della società che fissa gli obiettivi. Ma certo nessuno ci rimette se le cose vanno male. Del resto basta pensare a Telecom che negli anni passati ha distribuito premi milionari ai suoi dirigenti, nonostante le pessime performance del titolo in Borsa». Il fenomeno, comunque, non è certamente soltanto italiano. E oltretutto anche all’estero quando le cose vanno davvero male alla fine il danno è contenuto. È quanto accaduto a Marcel Ospel, ex patron della svizzera Ubs, la prima grande banca a lanciare l’allarme dei mutui subprime. Ospel, travolto dalla bufera, ha rinunciato ai bonus (che l’anno precedente avevano portato la sua retribuzione a 17 milioni di euro), ma alla fine ha incassato ugualmente 1,6 milioni. Forse meglio fare come Jobs che al suo ritorno alla Apple si era dato lo stipendio simbolico di 1 dollaro all’anno. Ma in compenso riceve titoli Apple il cui valore dal 1997 a oggi si è moltiplicato, passando da 4 a 100 dollari.