La crisi economica non tocca i paperoni romani

In tempi di recessione parlare di «paperoni» sembra un irriverente esercizio. La crisi economica, l’incontrollata conversione lira-euro e i redditi bloccati da tempo ci hanno fatto diventare generalmente più poveri e arrabbiati. L’altra faccia della medaglia è una piccola fetta di riccastri, appunto i «paperoni», che da qualche anno muovono il mercato del cosidetto «private wealth management», fetta del private banking. Clientela d’élite - che a Roma continua a investire nel mattone - e per questo coccolata dalle banche. Si tratta in particolare di professionisti provenienti da studi legali, politici e vip del mondo dello spettacolo che danno in gestione un portafoglio (si parla di «diversificazione») da almeno due milioni di euro, anche se non c’è una quota ufficiale d’ingresso in questo mondo dorato.
Nella capitale sono circa duemila, forse poco più le persone che chiedono una consulenza sulla gestione del patrimonio (oggi si direbbe «tesoretto»), secondo i dati ipotizzati da Deutsche bank, uno degli istituti bancari che investe di più in questo tipo di servizio comunque centenario. Ma a Roma ci sono gruppi familiari (circa 200) da cinquanta e passa milioni di euro. Insomma, pare proprio che gestire bene la propria ricchezza non sia roba per tutti.
«La difficile situazione economica attuale - analizza Pierpaolo Murari, responsabile del team private management di Deutsche bank - ha rallentato questo tipo di mercato, ma tutto sommato Roma continua a tenere e a rimanere un’eccezione anche in questo campo». Nel senso che qui i ricchi aumentano o perlomeno non diminuiscono come in altre parti del paese.
Le richieste sono indicative, tutte di «alto profilo», l’universo dei ricchissimi è un po’ come il mondo di Quark di Piero Angela, da esplorare attentamente. «Con la fine dell’estate ci chiedono meno velieri per crociere o Ferrari per fine settimana a 200 all’ora, piuttosto con l’approssimarsi della scuola c’è grande richiesta di nurse dall’estero, difficili da trovare se non dall’est Europa - continua Murari - per accudirgli i figli e magari insegnargli l’inglese o il francese sin da piccoli. Poi ci sono clienti che devono rimettere a nuovo opere d’arte di grande valore e per questo non vogliono rischiare, così ci chiedono i migliori professionisti del restauro».
Ai comuni mortali (come noi) non resta che investire in qualche quaterna al lotto o lotteria nazionale per sperare di provare, un giorno, l’ebrezza di chiedere a qualcuno di risolverci i problemi e levarci lo sfizio. Pagando caro, si intende.