La crisi fa meno paura: risale la Borsa. Italia in coda per i saldi e skilift

Segnali positivi dai mercati e la gente torna a consumare: boom di
turisti in montagna. Confcommercio: "Non ci sono stati i crolli che si
temevano". Sorpresa: incrementi per i piccoli alimentari che sembravano destinati alla chiusura

Roma - L’unico timore, a questo punto, è che lo tsunami della crisi finanziaria sia solo in ritardo. E che spunti all’improvviso per invadere i templi del consumo che, per il momento, resistono tutti più o meno integri. Strade dello shopping affollate, prima per i regali di Natale e ora per i saldi; concessionari di auto appena sottotono, ma non più degli anni passati. E persino tutto esaurito nelle località di montagna.
Difficile immaginare un momento migliore per rompere l’incantesimo keynesiano delle aspettative che si autorealizzano. Perché questa volta le previsioni erano veramente catastrofiche. E i primi a crederci erano quelli che poi sono corsi a fare compere, sicuri di essere gli unici volonterosi. A sinistra c’è stato anche chi ha fatto di necessità virtù e ne ha approfittato per evocare Enrico Berlinguer e il suo discorso datato 1977, quello dell’austerità come mezzo per superare un sistema i cui caratteri distintivi sono «sperpero» e il «consumismo più dissennato».

Pare però che gli italiani non si siano fatti convincere dal saio e dalle autoflagellazioni e che siano, molto più prosaicamente, andati a fare la spesa. Alla fine ne sono risultate delle festività che hanno fatto registrare un po’ di «cautela» e una «sostanziale tenuta» dei consumi. Dati definitivi firmati dalla Confcommercio che «per un verso smentiscono il crollo dei consumi di questo periodo annunciato da più parti, ma al contempo confermano una sostanziale e profonda debolezza della domanda interna, che risente del primo impatto della crisi e soprattutto delle incertezze future circa la sua evoluzione», spiega il centro studi degli esercenti.

Tiene la ristorazione, con un calo dell’uno per cento a fronte di previsioni dei consumatori che si attestavano sul 20 per cento. Merito dei meccanismi di mercato applicati al menù: prezzi fermi per il 70 per cento dei ristoranti e, addirittura, prezzi tagliati per il 20 per cento degli esercenti. Gli accessori di abbigliamento hanno fatto registrare un aumento del 2% mentre per i capispalla si è registrata la consueta stasi in attesa della partenza dei saldi. Sorpresa delle sorprese, spopolano i «dettaglianti alimentari», i piccoli negozi che sembravano condannati più dalla concorrenza dei supermarket che dalla congiuntura e che invece hanno fatto registrare incrementi intorno al 5 per cento. Molto bene – e questo era nelle previsioni – la piccola oggettistica con un aumento delle vendite intorno al 6 per cento. Regge addirittura il lusso, con gli orafi che hanno registrato vendite stabili. E anche i libri.

Con le automobili si entra in un settore molto più critico. Ma anche qui le previsioni sono state smentite: a dicembre le vendite sono calate del 13,3 per cento a fronte di stime che arrivavano a meno 30 per cento. In questo contesto la Fiat ha retto e, anzi, grazie a modelli meno costosi, in tutto l’anno ha rosicchiato quote di mercato ai concorrenti. Un po’ di speranza per i lavoratori in cassa integrazione che - quelli sì - hanno sentito sulla propria pelle da subito gli effetti della crisi.

Segnali che fanno sperare bene per i saldi. Nelle città dove sono iniziati, come a Napoli, già si sono registrate le prime file davanti ai negozi che facevano sconti più forti. Qualche coda anche a Roma. Anche se nella Capitale i saldi dovrebbero iniziare solo oggi con sconti che nell’abbigliamento di marca arrivano al 50 per cento. Semplice il meccanismo per aggirare le regole: ieri l’acquisto e oggi la consegna della merce.

Gli psicologi già parlano di acquisti scacciacrisi, per sentirsi fuori dall’emergenza. E se non fosse che la finanza non può che essere il regno della razionalità verrebbe da pensare che la prima seduta della Borsa del 2009 sia stata all’insegna della scaramanzia. Piazza Affari ha infatti chiuso con gli indici tutti positivi. Il Mibtel ha guadagnato il 2,71 per cento a 15.505 punti e lo S&P/Mib il 2,53 per cento a 19.953 punti, ad un soffio dalla soglia psicologica dei 20.000 punti. Bene assicurazioni e banche. E la Fiat che ha chiuso la giornata di Borsa in rialzo del 6,10 per cento.