Crisi in famiglia per colpa del pallone

(...) Peccato però che a uno dei due appartenga io. Mi spiego.
Mio fratello Antonio ha semplicemente sposato Simona che in realtà è la sorella della madre di Angelo. Aimè però… perché il bell'Antonio insieme ad Aldo, papà di Angelo, sono i più agguerriti sostenitori e tutori dell'integrità del campione ciociario, difendendolo a spada tratta contro qualsiasi malvagità oltre regione. E così quando Massimiliano Lussana sulle pagine de «il Giornale» del 22 marzo ha sottolineato la sopravvalutazione del mio conterraneo, definendolo discreto calciatore, ma non certo Maradona, apriti cielo. La collera dei due è esplosa ma non in redazione come si conviene, che so con una telefonata di protesta, ma sul telefono di casa mia alle 22.30. I commenti ve li risparmio anche perché alla fine zio e papà avevano pensato anche ad un'eventuale azione punitiva. Sorpresa e imbarazzata ho cercato di sfoderare tutte le arti della diplomazia e a poco è servito dire loro che bisognava accettare le critiche sia esse positive che negative. Chiaramente Lussana non sapeva nulla dell'episodio. In cuor mio speravo che «l'incidente» potesse non ripetersi. Ma il capitolo Palombo da quel momento non si è più chiuso e l'iniziale simpatia tra i due (Massimiliano e Angelo) si è presto trasformata in ben altro.
E mentre in redazione si consumava lentamente il giudizio inesorabile sul mal operato dei blucerchiati, la mia posizione diventava sempre più precaria in famiglia.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere! Perché essendo lontana da casa sono riuscita comunque a glissare elegantemente e a guadagnare tempo.
Non riuscivo invece a sottrarmi alle critiche dei miei amici che sufficientemente «avvelenati», alzavano il tiro sulla «Palombo story».
Ma mentre alcuni di loro attaccavano direttamente il protagonista dell'involontaria soap-opera, colpevolizzandolo di non aver sufficiente grinta in campo, il mio capo-redattore contestava l'intera squadra sottolineando tutti gli errori della triade blucerchiata. Palombo compreso chiaramente.
E siccome le vie del «Signore» sono infinite, queste critiche spesso falsate sono arrivate puntuali al mio illustre parente. Commenti di terza mano, titoli di cronaca fraintesi e opinioni deviate hanno raggiunto così in tempo reale il campo di Bogliasco, aumentando la consapevolezza che gli attacchi di Lussana fossero semplicemente qualcosa di personale nei confronti del noto centrocampista doriano.
Ma allora perché non chiamare in redazione e chiarire definitivamente?
Mistero! Intanto però la mia posizione si era inesorabilmente compromessa e tra i due fuochi (redazione e famiglia) credevo di bruciare.
Se poi penso che da lì a poco tempo sarei tornata nella mia terra di origine dove Palombo è oramai «re» incontrastato del calcio italiano, la calma iniziava a vacillare davvero.
E siccome i mali non vengono mai da soli, ad alimentare il fuoco all'improvviso spunta anche un terzo involontario protagonista che, del tutto ignaro del «conflitto» tra Palombo e Lussana, fa incassare un altro duro colpo al gruppo «pro-Palombo».
È Marco mio cognato, discreto osservatore del calcio italiano, che sin dall'inizio va dichiarando che pur essendo Angelo un vanto per noi ciociari (visto che dalle nostre parti non ci sono molti giovani che riescono ad arrivare in serie A) rimane pur sempre un giocatore «sopravvalutato». E quando la sua tesi trova conferma nel pagellone della Samp del mio capo-redattore, con tanto di voto («quattro» per l'esattezza) e di commento a seguito («è il giocatore più sopravvalutato del mondo») fa finire l'articolo direttamente sulla scrivania del mio amato fratello che incassa il colpo e rimane in silenzio. Almeno per un po'.
Il gesto volutamente provocatorio sottolinea così la soddisfazione del cognato, nell'aver espresso un giudizio che molti dei miei paesani non gradiscono e che invece ora trova conferma nella stampa accreditata. I commenti, le considerazioni e l'analisi del gesto sono comprensibilmente intuibili.
Ma il problema iniziale resta, io a Frosinone ci devo tornare e siccome tutti sanno che collaboro con «il Giornale» devo riuscire almeno ad entrare in casa.
Le chiavi del portone non le hanno cambiate fortunatamente ma l'ira dei miei parenti si fa sentire, così come i giudizi su Lussana reo di essere l'uccello del malaugurio del giovane doriano. Schierati in trincea ci sono tutti (del resto giocano in casa) fratelli, nonni, zie e nipoti pronti comunque a difendere il loro campione.
Ma del resto anche Lussana non si risparmia sottolineando che lo scontro diventa costruttivo quando le parti interessate si confrontano e si chiariscono e non di certo per opinioni espresse da terzi. Anche perché come egli stesso dichiara: «il pallone grazie al cielo è una delle cose più opinabili del mondo».
Insomma un po' più valore alle parole «confronto» e «dialogo» perché soltanto dal confronto può nascere un'amicizia che si rinnova nel tempo.
L'invito al dibattito con Palombo è dunque chiaro!
Sono tornata chiaramente sana e salva a Genova e anche in redazione dove la libertà di pensiero e di parola è regola fondamentale.
«E a buon intenditor poche parole».