Come la crisi finanziaria globale può indebolire le mire nucleari iraniane

Il prezzo del petrolio ha toccato il minimo in tredici mesi. Il presidente israeliano Shimon Peres mette in guardia Teheran: se continua così l’Iran non potrà più finanziare il suo programma atomico e militare<br />

Anche se è già risalito leggermente, giovedì il prezzo del greggio al barile si è più che dimezzato rispetto al picco raggiunto quest’anno: 147 dollari. A rinvigorirlo è stato il minaccioso annuncio dell’Opec di tagliare la produzione in prospettiva di una diminuzione della domanda sull’onda lunga della crisi finanziaria. Tra i sostenitori del taglio - in discussione in un incontro d’emergenza dei Paesi produttori la settimana prossima - c’è anche l’Iran del presidente Mahmoud Ahmadinejad. “La proposta chiara di Teheran è che la produzione di greggio sia ridotta in proporzione alla domanda”, ha detto l’ambasciatore iraniano all’organizzazione, Mohammad Ali Khatibi.

L’Iran è il secondo Paese esportatore all’interno del cartello e la sua economia dipende massicciamente dalle rendite petrolifere e del gas. Lo sa bene il presidente israeliano Shimon Peres, che giovedì ha spiegato come la crisi finanziaria globale unita al crollo del prezzo del greggio possano severamente danneggiare l’economia iraniana e di conseguenza la sua forza offensiva, le sue mire nucleari e il suo appoggio finanziario e tattico a gruppi terroristici quali le milizie sciite di Hezbollah in Libano e i palestinesi di Hamas nella Striscia di Gaza, che dipendono per il rifornimento di armi e per l’addestramento da Teheran. “Il recente abbassamento del prezzo del petrolio – ha detto il presidente Peres – è un colpo significativo per l’Iran. La Repubblica islamica non sarà più in grado di tollerare un aumento della spesa militare e continuare allo stesso tempo il suo armamento nucleare”. Se il prezzo del greggio continua a scendere – ha aggiunto – l’Iran non potrà inoltre più finanziare gruppi terroristici.

L’abbassamento del prezzo del greggio appesantisce una situazione economica già difficile in Iran. Ahmadinejad è accusato internamente di aver fatto grandi danni all’economia nazionale. L’11 ottobre, la Banca centrale iraniana riportava un tasso d’inflazione pari al 30 per cento e gli scioperi dei “bazaari”, la forte classe commerciante iraniana, hanno forzato il governo a cancellare una controversa tassa sui beni venduti (Iva).