Crisi: fino a mille euro per il bonus di Natale

Alzata anche la fascia di reddito di chi potrà usufruire degli aiuti
Bloccate le tariffe autostradali, estesi ai precari gli ammortizzatori
sociali. La detassazione sarà per l'intero 2009. Sacconi alle aziende: &quot;Nel 2009 rivisti gli studi di settore&quot;. Berlusconi: <strong><a href="/a.pic1?ID=309540">&quot;I soldi vanno alle famiglie&quot;</a></strong>

Roma - Salirà quasi certamente fino a 1.000 euro il bonus massimo per le famiglie, ma anche il contributo minimo passa a 200 euro dai 150 finora previsti. Diventa più ampia anche la platea dei beneficiari: il tetto di reddito, fino a ieri fermo sui 20 mila euro annui, salirà a 22 mila. Il costo del bonus natalizio sarebbe pari a circa 2,3 miliardi di euro.

Si allarga dunque l’intervento a favore di famiglie e imprese che sarà approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Al posto della detassazione delle tredicesime - troppo onerosa - si aumenta il bonus. Secondo le ipotesi della vigilia, gli scaglioni di reddito delle famiglie a cui ancorare l’entità del bonus sono tre: 17 mila, 20 mila e 22 mila euro l’anno. L’importo varia anche a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare: più sono i figli, più sale il bonus. Nella fascia più bisognosa, quella fino a 17mila euro, la coppia senza figli avrebbe 300 euro, che salgono fino a mille in caso di famiglia composta da cinque o più persone. Gli anziani soli, con reddito fino a 15mila euro, sono compresi fra i beneficiari e avranno 200 euro. Dal bonus verrebbero invece esclusi i titolari di partita Iva e di redditi fondiari oltre i 2.500 euro. L’assegno arriverà direttamente a casa per Natale.

Non è questa sul bonus natalizio l’unica novità che emerge da un vertice ministeriale che si è riunito per tre ore, nel pomeriggio di ieri, a palazzo Chigi; una riunione «molto costruttiva», come ha detto Giulio Tremonti, in cui si è fatto il punto dei provvedimenti anticrisi. Sembra che, in extremis, sia ritornato nel menù il taglio di 3 punti (dal 99 al 96%) dell’acconto Irpef che si deve pagare entro l’1 dicembre (il recupero avverrà con l’autotassazione di giugno). Confermato invece l’analogo taglio dell’acconto Ires (dal 100% al 97) e quello dell’Irap (parte dell’imposta regionale sarà deducibile dall’Ires). Dovrebbe anche giungere l’Iva di cassa, dopo il via libera europeo e la proroga della detassazione dei premi aziendali di produttività. Un’altra novità riguarderebbe la riduzione del prezzo dei farmaci generici, a partire dal 1º gennaio. Ma Vasco Errani, presidente della Conferenza delle regioni, dice che la norma è stata stralciata.

Un secondo capitolo «forte» è quello degli ammortizzatori sociali che da solo assorbe 1,2 miliardi di euro. Gli ammortizzatori - cassa integrazione e quant’altro - saranno estesi anche ai lavoratori atipici che rischiano di essere i primi a pagare il prezzo della recessione. Per alcune figure, tipo i co.co.pro., la cassa arriverebbe in forma di una tantum. Alle imprese, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi chiede di non licenziare subito e annuncia che nel 2009 saranno rivisti gli studi di settore. Confermato fino ad aprile il congelamento delle tariffe autostradali: «Costerà 30-40 milioni, ma se il blocco non supera i 4 mesi, siamo d’accordo», commenta il presidente Aiscat, Fabrizio Palenzona. Quanto al capitolo bancario, cioè il rafforzamento patrimoniale dei principali istituti con l’aiuto del Tesoro, è anche possibile che possa esservi un rinvio; ma resterebbe l’intervento sul rateo dei mutui.

Incontrando Regioni ed Enti locali a palazzo Chigi, Tremonti conferma che il governo intende rendere più rapido l’iter per realizzare le infrastrutture, facendo ricorso al silenzio-assenso. La prossima settimana il Cipe deciderà la ripartizione di 16,6 miliardi di fondi europei per le aree sottoutilizzate (solo quelli statali, non quelli regionali) e il project financing. «Bisogna concentrare le risorse sugli obiettivi Ue - spiega il ministro dell’Economia -, le infrastrutture grandi e piccole, la formazione e il lavoro». Investimenti in infrastrutture e garanzia della tenuta sociale del Paese sono i due cardini della manovra anticrisi. Il testo del provvedimento è «aperto», assicura Tremonti e l’entità delle risorse mobilitate è «ancora da precisare».