Crisi, Fmi: contrazione più forte dal dopoguerra

Per la prima volta da sessant'anni il pil mondiale sarà negativo. Una ripresa graduale
tra l’1 e il 2% è prevista per il 2010. Ma l'Fmi avverte: "Le economie avanzate
registreranno una profonda recessione con la
più forte contrazione dal dopoguerra"

Washington - Il pil mondiale registrerà una contrazione quest’anno "per la prima volta in sessant'anni", con un calo compreso "tra lo 0,5 e l’1,5%". Una "ripresa graduale" tra l’1 e il 2% è prevista per il 2010. Nel documento consegnato ai paesi del G20, la cui ufficializzazione reca la data del 18 marzo, il Fondo monetario internazionale rivede le previsioni sulla crisi e avverte: le economie avanzate registreranno quest’anno una "profonda recessione" con "la più forte contrazione dal dopoguerra".

I numeri della crisi Nel 2009 il prodotto interno lordo degli Stati Uniti registrerà un calo del 2,6%, quello di Eurolandia del 3,2% e quello del Giappone del 5,8%. Sono queste le ultime previsioni stilate dal Fondo Monetario Internazionale e contenute in un documento consegnato ai paesi del G20. Una «graduale ripresa» è prevista, secondo il Fmi, solo a partire dal 2010. Per il prossimo anno dunque le economie avanzate registreranno un progresso dello 0,3%, gli Stati Uniti dello 0,2%, Eurolandia dello 0,1%, mentre per il Giappone la congiuntura resterà negativa con un -0,2%. Quanto alle economie emergenti nel loro complesso, per quest’anno è previsto un avanzamento tra il 2 e il 2,5% mentre per il prossimo il Pil dovrebbe crescere tra il 3,5 e il 4,5%.

Azione immediata per contenere i crac "Per mitigare il rischio dell’intensificarsi della crisi, i paesi del G20 dovrebbero adottare azioni immediate per contenere l’ulteriore deterioramento del settore bancario", ha spiegato il Fondo Monetario Internazionale chiedendo nuove misure per "avviare il processo di ristrutturazione del sistema bancario per evitare un rallentamento economico ancora peggiore". "Se i bilanci bancari non verranno ripuliti velocemente e le banche ristrutturate - mette in guardia il Fondo - si possono facilmente prevedere evoluzioni ancora più serie". In particolare, fa notare il Fmi, "la maggior parte dei programmi nazionali non contiene valutazioni sistematiche sulla solvibilità delle banche o su un piano di ristrutturazione". "Un tale giudizio - sottolinea - includerebbe una valutazione delle perdite delle banche e necessiterebbe anche di un piano di ristrutturazione concordato che permetta agli istituti di credito di tornare al profitto". Il Fondo punta, infatti, il dito sul fatto che nelle economie avanzate sono stati fatti finora "progressi limitati" nel valutare gli asset tossici e "l’incertezza relativa alla solvibilità delle banche resta elevata e impedisce il ripristino della fiducia nei mercati".