Crisi, giustizia, pensioni

RomaGiustizia, federalismo fiscale, crisi economica e alla fine pure pensioni. Da che di dialogo neanche a parlarne, in poco più di un mese la politica italiana sembra essersi fatta prendere dalla febbre delle confronto tra tavoli di lavoro, presunte supercommissioni e incontri bilaterali a non finire. Sulla giustizia, intanto. Con Alfano, che dopo aver visto Casini, domani avrà un faccia a faccia con il suo omologo «ombra» Tenaglia. E con Fini che continua a insistere sulla necessità di un dialogo tra maggioranza e opposizione, tanto che ieri Veltroni rilanciava l’idea di una commissione mista con parlamentari e magistrati proprio dopo un lungo colloquio con il presidente della Camera.
Si tratta anche sul federalismo fiscale, con la Lega - Calderoli in particolare - che si è spesa molto nelle scorse settimane per cercare di costruire una asse con il Pd. Al punto che una riunione ristretta tra Calderoli e Morando per concordare gli emendamenti dell’opposizione alla riforma federale è saltata solo all’ultimo momento. Dialogo anche sull’economia, tanto che oggi è in programma un altro «bilaterale» di peso, quello al ministero dell’Economia tra Tremonti e il suo omologo «ombra» Bersani. E poi c’è il dibattito aperto da Brunetta sull’età pensionabile delle donne, prima derubricato a boutade e da ieri argomento di confronto con il Pd.
Insomma, sarà che si avvicina il Natale, ma nelle ultime settimane c’è stata una decisa virata sul fronte del dialogo. Per ragioni diverse. Perché se il Carroccio gioca la sua partita soprattutto per mettere sul chi vive il Cavaliere e Fini insiste nel cercare una mediazione con l’opposizione in omaggio al suo ruolo istituzionale, ben diverso è l’approccio di Berlusconi e Veltroni. Il primo, infatti, pur restando scettico ha deciso di non chiudere tutti i canali e lasciare aperto lo spiraglio parlamentare. Insomma, spiega il vicepresidente dei deputati Pdl Napoli, «la disponibilità al confronto c’è» ma «nella chiarezza dei numeri di cui è forte la maggioranza». Ecco perché ieri Cicchitto ha bollato la proposta Veltroni di una commissione sulla giustizia come uno «stravolgimento della normalità istituzionale». Ed ecco perché Alfano insiste con i suoi incontri ma senza perdere occasione per ribadire che la via maestra di qualunque riforma è quella parlamentare. Non a caso, ieri anche la seconda carica dello Stato ieri auspicava una riforma della giustizia citando un «precedente storico». «Quando si fece la commissione Bicamerale - ha detto il presidente del Senato Schifani - il Parlamento ha riaffermato la propria centralità».
E la linea del premier è proprio questa perché, è la convinzione di Berlusconi, qualsiasi altra strada non sarebbe altro che un salvagente politico alla crisi di leadership in cui versa Veltroni, da ieri ancora più grave visto il risultato elettorale abruzzese. È per questo che la parte del Pd che fa capo alla segreteria ha più volte rilanciato l’idea di un tavolo: prima sulla crisi economica, poi sulla scuola e sul federalismo fiscale, infine sulla giustizia. Ma di tavoli e tavolate il Cavaliere non ne vuol proprio sentir parlare. «L’opposizione ha il diritto-dovere di fare le sue proposte - ripeteva ancora ieri in una conversazione privata - ma noi abbiamo il diritto-dovere di far valere i nostri numeri e assumerci le nostre responsabilità». In questo senso la linea di Berlusconi è chiara. «Prima troviamo una posizione comune tra Pdl e Lega - è il succo del suo ragionamento - e poi ci confrontiamo con l’opposizione».
Insomma, spiegano senza troppi giri di parole da Palazzo Chigi, «il dialogo non può certo diventare un grimaldello per aprire fronti nella maggioranza». Come ha cercato di fare la Lega che vede minacciati i tempi del federalismo fiscale e come ha provato più volte a fare Veltroni. Che, lamenta spesso il premier, «non è un interlocutore credibile» perché «ormai è troppo debole all’interno del suo partito». E che proprio nel rilancio di tavoli e supercommissioni extraparlamentari cerca una sua legittimazione. Perché, ripeteva ancora ieri Berlusconi alla luce delle regionali dell’Abruzzo, «è sempre più schiacciato da Di Pietro» che certamente non lo seguirebbe quasi su nulla se si andassero a votare le riforme direttamente in Parlamento. D’altra parte, non lo segue neanche sul resto vista la sua chiosa di ieri all’idea lanciata da Veltroni sulla supercommissione per la giustizia: «Una perdita di tempo».
Insomma, forse non sbaglia l’Udc Roberto Rao quando auspica che i tanti fronti di dialogo di queste settimane «non siano solo il frutto del buonismo prenatalizio» ma «qualcosa di concreto». Perché l’unico punto in agenda su cui sembrano davvero esserci spazi per un confronto serio - lo dice anche un veltroniano di ferro come Tonini - è «quello economico», soprattutto se il 2009 sarà davvero l’anno della crisi come si teme. Al governo, infatti, potrebbe far comodo avere una spalla non solo nell’opposizione ma anche nelle parti sociali. E al Pd potrebbe tornare utile rientrare finalmente in gioco e ritagliarsi il ruolo di partito «responsabile» in vista della tornata amministrativa di primavera.