Crisi grave, ma la Bce vede i primi spiragli di ripresa economica

TASSI Sulla possibilità di tagliarli sotto l’1% è aperto il dibattito tra i governatori

È una «fase di profonda recessione». E riguarda l’economia mondiale, senza risparmiare ovviamente l’Europa, che sta vivendo la peggiore crisi dagli anni Settanta. Ma il Bollettino di aprile, pubblicato ieri dalla Bce, contiene anche un messaggio di speranza, seppur temperato da una prudenza resa necessaria dall’imprevedibilità della crisi stessa. «Anche se finora non sono emersi molti segnali chiari di una svolta dell’economia mondiale - si legge nel documento messo a punto dall’istituto guidato da Jean-Claude Trichet - di recente la velocità della crisi sembra essersi complessivamente moderata». L’analisi sembra convergere nella sostanza con le parole pronunciate qualche giorno fa dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, secondo il quale si stanno manifestando indicazioni di «rallentamento del deterioramento» economico. Alcuni economisti hanno del resto fatto riferimento a quei «germogli di ripresa» che vanno comparendo in diversi Paesi.
La strada per uscire dal tunnel è però ancora lunga. Si parte d’altronde in forte salita: la recessione in corso «supera già in termini di durata quella degli anni ’70». Dopo il -1,5% su base trimestrale segnato dal Pil dell’Eurozona nel quarto trimestre 2008, dovuto all’intensificarsi della crisi, «le indagini e gli indicatori mensili segnalano un’analoga netta contrazione dell’attività nel primo trimestre del 2009». L’Eurotower mette in conto un 2009 caratterizzato da una domanda ancora debole. L’anno prossimo, anche in virtù delle misure di stimolo poste in essere dai governi e dagli interventi tesi a ripristinare condizioni di stabilità del sistema finanziario, si dovrebbe assistere a una «graduale ripresa». Ma già ora, sottolinea la banca centrale, pur in un contesto economico ancora perturbato e con prospettive fortemente incerte, «i rischi appaiono più equilibrati».
Di sicuro la Bce non deve fronteggiare un surriscaldamento dell’inflazione, prevista nei prossimi mesi su livelli «inferiori ma prossimi al 2%». Da un lato, il raffreddamento dei prezzi al consumo protegge il potere d’acquisto dei consumatori; dall’altro, lascia le mani libere all’istituto per poter agire ulteriormente sui tassi. Dopo il taglio della scorsa settimana da un quarto di punto con cui Francoforte ha ridotto il costo del denaro all’1,25% i margini d’intervento sono comunque ormai stretti. Trichet, tra l’altro, ha più volte spiegato di considerare controproducente la formula di azzeramento dei tassi adottata dalla Fed. All’interno della Bce, però, la questione non pare affatto chiusa. A confermarlo è stato ieri il membro del board, Ewald Nowotny: «È mia opinione che i tassi non dovrebbero andare sotto l’1%, ma è un punto aperto alla discussione». Trichet ha inoltre ribadito ieri l’intenzione di usare misure non convenzionali per favorire la ripresa, i cui dettagli saranno resi noti in maggio.
Convinta di aver fatto quanto in suo potere per contrastare la crisi, la Bce continua intanto a richiamare i governi alle loro responsabilità nell’assicurare la solidità delle finanze pubbliche, mentre i deficit di bilancio risultano sotto pressione a causa della recessione, tra rallentamento delle entrate fiscali e surplus di spesa per i piani di sostegno a economia e finanza. «Molti Paesi dovranno precisare ulteriori misure di risanamento credibili per il 2010 e gli anni a seguire». Secondo la Bce un «impegno credibile» a mantenere i conti in ordine sul lungo termine «è essenziale per mantenere viva la fiducia del pubblico, importante sia per la ripresa economica - sottolinea il bollettino - sia a beneficio della crescita di lungo periodo».