Crisi, la guerra civile delle destre in Europa

I grandi Paesi sono retti da compagini popolari e conservatrici, eppure si combattono. E in Italia c'è al potere una destra economica sostenuta da una sinistra ideologica

Mai l’Europa è stata così politicamente omogenea e mai è stata così sull’orlo di sfasciarsi. Forse è la prima volta nella breve storia dell’Unione europea che i Paesi leader d’Europa, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna e fino a ieri l’Italia, sono tutti guidati da governi moderati, di centro destra, con leader e partiti popolari, gollisti e conservatori. E così gran parte degli altri Paesi europei. Ma per la malattia dell’euro e per contendersi l’egemonia è esplosa la guerra civile della destra europea.
Il quadro riassuntivo odierno è il seguente: francesi contro, inglesi fuori, tedeschi sopra, italiani sotto. Ovvero Nicolas Sarkozy il gollista attacca l’Italia di Silvio Berlusconi e poi si scontra con David Cameron il conservatore. Angela Merkel cristiano-democratica, padroneggia sull’Europa e compila con Sarkozy la pagella dei buoni e dei cattivi, considerando Mario Monti una specie di commissario coloniale. E Cameron sbatte la porta e riscopre la vocazione isolana della Gran Bretagna. E sono tutti di centro destra, magari militano nello stesso partito europeo, spagnoli inclusi.
La scena è paradossale per la sua schizofrenia: una settimana fanno a gara a minacciare espulsioni dall’Euro, e quella seguente fanno a gara a frenare gli scontenti che se ne vogliono andare. Benvenuti in Neuropa, reparto neurologico dell’Unione europea.
Anche il governo Monti può definirsi, per usare le categorie del Novecento, espressione della destra economica, che da alcuni decenni è l’alleato preferito della sinistra ideologica. La destra economica è forse quanto di più lontano ci sia dalla destra politica, sociale e tradizionale. Veniva ai tempi del marxismo definita destra perché liberista ed espressione dei ricchi e dei poteri finanziari e capitalistici. Veniva vituperata come destra per la sua scarsa sensibilità verso le fasce più deboli e verso la legittimazione popolare, preferendo gli esperti (i tecnici, i professori) agli eletti per via democratica. Un tempo la tecnocrazia era considerata la criptodestra.
La destra economica a livello europeo si identifica con il potere delle banche e si allinea alle agenzie di rating. La sinistra invece, come la regina d’Inghilterra, regna ma non governa, ovvero costituisce lo sfondo culturale e ideologico dell’Europa: guida l’informazione, veicola le parole d’ordine, fornisce i codici linguistici e i manuali di political correctness. Ma oggi non governa neanche uno dei Paesi leader dell’Europa.
Sinistra ideologica e destra economica insieme fecero fuori in Italia il governo Berlusconi. Ed è penoso vedere ora il tifo della sinistra per le sanguinose manovre della destra economica. L’alibi è preoccuparsi delle fasce più povere della popolazione. Ma questo, se pure fosse vero, significa non curarsi del popolo italiano ma solo di una minoranza, certo da tutelare, ma che ammonta grosso modo al 15 per cento della popolazione. L’ottanta per cento degli italiani sono invece la piccola e piccolissima borghesia, ovvero quel gigantesco ceto medio che chiamo cetaceo per la sua enormità, che ha ingoiato nel suo ventre il proletariato venuto dalle campagne e dalle fabbriche e una vasta quota di borghesia declassata. Sono loro, i proprietari di case, per dirla con un’immagine complessiva, i più tartassati. A loro la sinistra ideologica non pensa. E sulla casa, l’unico contentino che offre è chiedere l’estensione dell’Ici alla Chiesa...
Il dramma però è che tra l’eurosinistra ideologica e l’eurodestra economica, manca l’europolitica, ovvero chi pensa davvero la politica in chiave europea. E le destre europee, anzi i centro destra diversamente nominati in Europa, non riescono ancora a pensare in prospettiva europea, sicché picchiano con lo spread le nazioni rivali e poi si inginocchiano alle Borse e alle agenzie, che sono gli ayatollah delle società occidentali.
Le nazioni insorgono contro l’Europa e l’assetto artificioso che la unisce. Ma non si trova nessuno che sia capace di sintetizzare la difesa della sovranità popolare, l’identità nazionale e la difesa del diritto pubblico europeo.
Ho nostalgia di De Gaulle, nazionalista ed europeo al tempo stesso, che sognò l’Europa delle patrie, mentre oggi abbiamo un’Europa delle patrimoniali. Un’Europa micragnosa. La nuova sintesi europea di inno più bandiera è l’iban. L’Unione europea sta morendo di ciò che la fece nascere: l’euro.