Crisi, i sette Grandi: "Ridaremo stabilità al sistema"

Al G7 di Roma ministri finanziari e banchieri centrali confermano l’impegno a lavorare insieme per rilanciare l’economia. &quot;La situazione resterà grave nel 2009 ma la risposta sarà rapida e vigorosa, senza cedere a tentazioni protezionistiche&quot;<br />

Roma - Nessun ottimismo di maniera sulla situazione dell’economia globale che resterà «grave» per la gran parte del 2009, ma impegno a dare una risposta «rapida e vigorosa» alla crisi. Riuniti a Roma, i ministri finanziari e i banchieri centrali del Gruppo dei Sette (Usa, Germania, Giappone, GranBretagna, Francia, Canada e Italia) confermano la volontà di lavorare insieme per far uscire il mondo dalle sabbie mobili della recessione.

Un impegno difficile, che i Sette si ripromettono di perseguire con determinazione e senza cedere alle tentazioni protezionistiche. Per quanto la crisi sia grave, un sistema di commercio aperto resta «indispensabile per la crescita». Il comunicato conclusivo del summit, guidato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, afferma che «la stabilizzazione dell’economia globale e dei mercati finanziari resta la principale priorità ». E, dopo aver ricordato che ciascun Paese ha intrapreso «misure eccezionali » per fronteggiare queste sfide, il G7 afferma l’impegno «a prendere tutte le ulteriori azioni che si rendano necessarie per ristabilire la piena fiducia nel sistema finanziario».

La situazione non è facile, ammette il G7. Come osserva Tremonti, fare previsioni sul 2010 è un esercizio di congettura. Le ultime rilevazioni congiunturali in Francia e Germania, aggiunge Mario Draghi, potrebbero far pensare che la velocità di peggioramento dell’economia stia diminuendo, «ma ora - dice il governatore di Bankitalia - la questione è ripartire». Il grave calo dell’economia, conferma il comunicato del summit, ha già provocato «perdite significative di posti di lavoro, e ci si aspetta che duri per la gran parte del 2009».

La risposta del G7 è stata rapida, «ma produrrà effetti col tempo». E in ogni caso, la ricetta non è il protezionismo. «Un sistema aperto di commercio mondiale - si legge nel documento conclusivo - è indispensabileper la prosperità del mondo. Il G7 resta impegnato a evitare pressioni protezioniste, che renderebbero solo più grave la caduta dell’economia, e lavorerà per la conclusione rapida dei negoziati commerciali». Il «succo» del comunicato finale del summit, ma anche dei commenti dei ministri, è che lo sforzo dei governi e delle banche centrali per combattere la crisi economica e finanziaria è di vastissime proporzioni, ma per vederne gli effetti è necessario ancora tempo. Lo ha detto chiaramente Tim Geithner, il nuovo segretario al Tesoro dell’Amministrazione Obama all’esordio in un vertice del G7, promettendo un’azione rapida negli Usa per ricreare posti di lavoro e rilanciare l’economia. Approvato nella notte dal Congresso, il piano Obama da 787 miliardi di dollari contiene la discussa clausola «buy american», per utilizzare acciaio e altri prodotti statunitensi per la realizzazione delle opere pubbliche.

Geithner conferma che gli Usa rispetteranno le regole del commercio aperto. «Lavoreremo insieme per evitare effetti indesiderabili e distorsioni», promette. Assicurazioni che convincono Tremonti. «La discussione su questo punto è stata molto interessante, e alla fine siamotutti giunti all’accordo sul fatto che il protezionismo è negativo - osserva il ministro dell’Economia - e non soltanto per le economie basate principalmente sulle esportazioni, come quella italiana. Allo slogan politico buy (american) - aggiunge - corrisponde l’affermazione di voler mantenere gli obblighi derivanti dal Wto: un conto sono gli slogan politici, un conto le politiche commerciali». «Adesso la questione è mettere in pratica principi che, sulla carta, sembrano buoni», osserva il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde.