In crisi l’industria anti-crisi dei diamanti Ad Anversa finanziamenti per 1 miliardo

É il principe dei beni rifugio, ma - paradosso dei paradossi - ha bisogno di essere aiutato. Il luccichìo dei diamanti è stato appannato dalla crisi. Così, dopo ripetute richieste di assistenza, l’industria belga dei diamanti - la più importante nel mondo per la trasformazione e la commercializzazione del minerale che arriva soprattutto da Sud Africa, Russia e Australia - ha ottenuto sussidi per un miliardo di euro in due anni per rifinanziarsi e mantenere intatte strutture e prestigio. L’impegno è stato sottoscritto da alcune banche che si sono dette pronte a soccorrere il settore attraverso prestiti supplementari che possano assicurargli maggiore liquidità.
L’operazione - che si inquadra nell’ambito del pacchetto anticrisi messo a punto dal governo belga per riattivare i normali flussi di credito verso le imprese - è ora al vaglio dell’autorità di vigilanza finanziaria, dalla quale è atteso il via libera nel più breve tempo possibile.
Anche perché i numeri della crisi che investe Anversa - capitale mondiale delle pietre preziose, da cui passa l’80% del commercio dei diamanti grezzi e il 50% di quelli lavorati - parlano chiaro: dopo le cattive performance del 2008, l’export nei primi tre mesi del 2009 è crollato su base annua del 64,6% per i diamanti grezzi, pari a circa 1,5 miliardi di euro, e del 35,7% per quelli lavorati. In calo soprattutto le esportazioni verso gli Stati Uniti (meno 41%), Hong Kong e Svizzera (meno 22%). Ma anche quelle verso l’Italia (meno 60%), con l’industria del lusso (la prima in Europa per volume di acquisti) che ha stretto notevolmente negli ultimi tempi i cordoni della borsa.
Per questo il Centro mondiale dei diamanti di Anversa, l’ente che rappresenta tutte le aziende del settore in Belgio, ha bussato anche alla porta della regione delle Fiandre, chiedendo garanzie per 200 milioni di euro. La speranza dei rappresentanti del settore è che il via libera a queste iniezioni di liquidità arrivi al più presto, perchè il rischio sempre più forte è quello di soccombere di fronte alla concorrenza dei cosiddetti mercati diamantiferi emergenti, come quello indiano di Mumbai o quello di Dubai.