Crisi, l’industria dell’auto batte cassa Il governo: "Dieci giorni per decidere"

Scajola: "Vareremo un pacchetto di misure di immediata applicazione in
grado di promuovere prodotti a basso impatto ambientale e sostenere i
comparti in crisi. Dimenticate le cifre lette in questi giorni". Le Case: "subito 1.500 euro di incentivi". La Marcegaglia: "Nel primo trimestre 300mila posti a rischio"

La partita sugli aiuti all’auto finisce ai tempi supplementari. Ieri, al termine dell’incontro con i rappresentanti delle case automobilistiche, dei concessionari e del settore moto, affiancati nell’occasione dalle sigle sindacali e da Confindustria, il governo si è riservato dieci giorni di tempo per decidere. «Entro questo spazio di tempo - ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - vareremo un pacchetto di misure di immediata applicazione in grado di promuovere prodotti a basso impatto ambientale e sostenere i comparti in crisi».

Scajola ha quindi ribadito «l’impegno del governo a mantenere i livelli occupazionali e la produzione». In proposito, all’allarme lanciato l’altro giorno dall’amministratore delegato di Fiat (nella foto), Sergio Marchionne («senza interventi rischiano il posto in 60mila»), si è unito ieri quello della numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha aggiunto al dato del Lingotto i 300mila lavoratori della filiera in bilico. Le stime, infatti, parlano di un calo degli ordinativi intorno al 60% nel primo trimestre dell’anno, cosa che renderebbe molto difficile proseguire l’attività produttiva. In media, nello stesso periodo, rischiano la cassa integrazione 100mila lavoratori dell’indotto, di cui 22mila solo di Fiat. La palla passa così al governo (con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, erano presenti i ministri Claudio Scajola, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Stefania Prestigiacomo, Altero Matteoli, Roberto Calderoli e Andrea Ronchi) che ieri, tra l’altro, si è trovato di fronte il mondo dell’industria e quello del sindacato allineati sulle stesse posizioni. La richiesta a Palazzo Chigi è quella di bruciare i tempi, proponendo il piano di aiuti il più presto possibile approfittando anche, come osserva Gian Primo Quagliano, direttore del Centro studi Promotor, «dell’attuale sostanziale tenuta della fiducia da parte dei consumatori».

Dalla riunione non sono emerse ipotesi di stanziamenti o di budget a disposizione, e non sono stati fatti accenni, da parte dei ministri, di come Palazzo Chigi intenda agire. «Dico solo - ha affermato Scajola - che bisogna dimenticare tutti i numeri letti in questi giorni sui giornali».

Intanto la situazione si fa ancora più pesante: la notizia che tra dieci giorni si conoscerà la portata dell’intervento dello Stato italiano, di fatto blocca ulteriormente il mercato dell’auto. «Quando la casa brucia bisogna chiamare subito i pompieri - dice in proposito Quagliano - e a questo punto, a un gennaio molto pesante per quanto riguarda le immatricolazioni, si aggiungeranno i primi dieci giorni di febbraio con le concessionarie deserte, in attesa di novità da parte dei potenziali clienti».

«Il governo - aggiunge uno degli operatori presenti al “tavolo” - ha comunque riconosciuto l’urgenza del problema e la necessità di far ripartire il settore attraverso misure che sostengano la domanda, in particolare tutte quelle forme che agevolino il ricorso al credito da parte dei consumatori e delle imprese del settore. Ci aspettiamo un incentivo di almeno 1.500 euro per chi manda alla demolizione la vecchia automobile, acquistandone una nuova dotata di motori Euro 4 ed Euro 5». Ma c’è anche chi azzarda, tra le ipotesi allo studio, una sorta di «malus» per le vetture di grossa cilindrata tramite l’aumento delle tasse di immatricolazione. Anfia, Unrae, Ancma e Federaicpa hanno ribadito l’importanza, per l’economia del Paese, del settore rappresentato: da una ricerca del Centro studi Fleet&Mobility, vale infatti 172.478 milioni di euro, ovvero l’11% del prodotto interno lordo. Se la contrazione del comparto automobilistico dovesse mantenersi nell’intero 2009 ai livelli del mese in corso, «si andrebbe incontro - come emerso dal vertice di ieri sera - a una riduzione di mezzo punto di Pil con minori introiti Iva per 700 milioni, 1,3 miliardi di minor gettito fiscale e un esborso di 500 milioni per la cassa integrazione», avrebbe rimarcato il governo.

Un forte invito a rompere gli indugi e a mettere il piede sull’acceleratore è arrivato anche dai sindacati (fuori da Palazzo Chigi hanno stazionato per tutta la giornata presidi di operai in rappresentanza delle varie fabbriche del settore). In particolare il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ritiene «necessario ampliare gli ammortizzatori». «Se la crisi dell’auto sarà lunga - ha sentenziato - bisogna aumentare la cassa integrazione. Le imprese, inoltre, si devono impegnare a non delocalizzare (come è stato chiesto dal governo francese a Psa e Renault, ndr)». Raffaele Bonanni (Cisl) ha definito infine rassicurante la smentita di Scajola alla ipotesi che si volesse intervenire solo con 290-300 milioni di euro.