Crisi, Marini si arrende: si vota

Chiuse le consultazioni, il presidente del Senato: &quot;Non c'è maggioranza per le riforme&quot;. Napolitano pronto a sciogliere le Camere,<a href="/a.pic1?ID=239178" target="_blank"><strong> alle elezioni con Prodi premier</strong></a>. Palazzo Chigi ha deciso la <strong><a href="/a.pic1?ID=239183">data del referendum</a></strong>

Roma - E adesso le elezioni. Alle sette di sera, mentre Franco Marini è ancora alla Vetrata,mentre sta spiegando in diretta tv che rimette il mandato perchénonha«riscontrato una significativa maggioranza » sulle riforme, nel suostudio il capo dello Stato sta già scartabellando il calendario. Il dito presidenziale si ferma, a quanto pare, sul 13 aprile. Dunque c’è la decisione, c’è pure la data, e per mandare il Paese alle urne manca solo il decreto di scioglimento. Giorgio Napolitano lo firmerà probabilmente mercoledì, dopo una serie di complessi adempimenti procedurali.

Il colloquio con Marini dura solo mezz’ora e segue un copione previsto. «Caro presidente - riferisce l’esploratore - , ho fatto di tutto, ho ricevuto tantissime delegazioni, ho cercato di aprire gli spiragli. Occorre cambiare la legge elettorale, su questo sono tutti d’accordo. Ma fare un governo ora è impossibile, la situazione è troppo incancrenita». Napolitano lo rassicura: «Non ti preoccupare, ne ho viste anche di peggiori. Certo, la conclusione era nell’aria, però questo passaggio era necessario. Bisognava provarci. Ti ringrazio per il tuo alto senso di responsabilità».

Ora, come spiegano sul Colle, il capo dello Stato si prenderà una mezza giornata «di riflessione», per «tirare le somme» al termine della «ricognizione» di Marini. Ma Napolitano ha già deciso: dopo aver gettato sul tavolo la carta più alta del suo mazzo, il presidente del Senato, non può certo fare un’altra mano. Marini poteva anche mettere in piedi un governicchio, però l’incarico che gli aveva dato il Colle era «finalizzato» aunlargo consenso, a una «maggioranza significativa», politica, senza cioè i senatori a vita. E adesso? Virtualmente, a dieci giorni dall’inizio della crisi, la procedura che porterà alla fine anticipata della XV legislatura è già partita. Non a caso in una nota il Quirinale assicura l’associazione mutilati e invalidi che, anche in caso di scioglimento delle Camere, «possono essere adottati i provvedimenti previsti dalla legge sulla sicurezza del lavoro». E, sempre non a caso, stamattina il Consiglio dei ministri fisserà la data del referendum sulla legge elettorale, che sarà automaticamente congelato per un anno quando le Camere verranno sciolte. Un atto dovuto, che servirà da una parte a mettere in salvo la consultazione popolare e dall’altra a evitare che si svolga a meno di due mesi dall’insediamento del nuovo Parlamento. Il decreto del governo dovrà essere controfirmato dal Presidente. Nell’agenda di Napolitano è previsto un impegno questa mattina alla Corte dei conti. Poi, nel pomeriggio, il capo dello Stato, «ai sensi dell’articolo88della Costituzione», convocherà in udienza Franco Marini e Fausto Bertinotti per «acquisire i pareri». L’incontro con i presidenti delle due Camere segnerà quindi la svolta decisiva della crisi, sarà cioè il segno che la decisione finale è stata presa.

Mercoledì la giornata conclusiva. Il protocollo prevede che il presidente, dopo aver consultato il governo, scelga la data per le elezioni, sigli il decreto di scioglimento delle Camere e lo spedisca al governo per la controfirma, mandandone copia a Marini e Bertinotti attraverso il segretario generale Donato Marra. Il giorno stesso il Consiglio dei ministri si deve riunire per convocare i comizi elettorali in un arco di tempo compreso tra 45 e 75 giorni: contestualmente scatterà la par condicio prevista per tutta la durata dellacampagna. La prima seduta del nuovo Parlamento dovrà tenersi entro tre settimane dall’apertura delle urne. E intanto, fino al 13 aprile, a Palazzo Chigi resterà Romano Prodi.