La crisi del mattone: 250 case in meno vendute ogni giorno

Secondo Nomisma, quest’anno
in Italia le transazioni immobiliari caleranno
di 90mila unità. E il caro-mutui
mette a rischio 7 miliardi di euro<br />

da Milano

Tra gli effetti immediati della crisi del mercato finanziario e dell’aumento dei tassi di interesse per i mutui c’è un netto peggioramento dello stato di salute del mercato immobiliare e anche una decisa impennata sul fronte dei debiti contratti dalle imprese italiane che ammontano per la Cgia di Mestre a 916 miliardi, circa un terzo del Pil del nostro Paese.
Ma veniamo agli immobili. Se a luglio il rapporto Nomisma indicava in 80mila le compravendite in meno rispetto al 2007 in Italia, ieri la società di ricerca bolognese ha aggiornato il dato peggiorandolo di oltre il 10%. Nel 2008 dunque le compravendite di abitazioni, che avevano toccato il picco nel 2005, dovrebbero essere inferiori di 90mila unità il che vuole dire quasi 250 contratti immobiliari in meno al giorno. Ci saranno conseguenze sui prezzi anche se più che a una reale diminuzione degli stessi, che sono in realtà previsti stabili o in leggera flessione rispetto all’inflazione (calo medio dal 3 al 5%), si assisterà a un deciso allungamento dei tempi di compravendita che passeranno dunque da 3-4 a 6 mesi e oltre. Arriva, quindi, anche Italia l’onda lunga della crisi nelle compra-vendite che ha già colpito gli Stati Uniti propagandosi in tutta Europa. Secondo il rapporto Nomisma, basato su 13 grandi aree urbane italiane, il valore totale delle case vendute, che nel 2007 è stato di 123 miliardi, nel 2008 dovrebbe attestarsi attorno ai 110 miliardi (meno 10,5%).
L’indebolimento della domanda è legato alla scarsa propensione all’acquisto delle famiglie (l’intenzione di comperare una casa nei prossimi 12 mesi è dell’1,8%), scoraggiate dall’elevato costo dei mutui e da una diffusa stretta creditizia. E infatti nel primo trimestre 2008, per la prima volta in dieci anni, la richiesta di mutui nel settore residenziale è calata (-1,3%) rispetto al trimestre precedente. «Alla base della battuta d’arresto - spiega Nomisma - c’è anche la maggiore selettività delle banche italiane che, in risposta alle tensioni finanziare, sono ritornate ad essere estremamente prudenti». Del resto le cifre non sono incoraggianti. Secondo Nomisma quest’anno le sofferenze relative all’allungamento dei tempi di pagamento dei mutui o addirittura l’impossibilità di farvi fronte da parte delle famiglie arriveranno a superare i 7 miliardi di euro.
E, come già detto, anche la situazione delle imprese sul fronte creditizio è critica. I debiti ammontano infatti a 916,3 miliardi di euro. A denunciarlo è l’associazione degli artigiani di Mestre. L’impennata è stata molto elevata (+51,2%) tra il 2002 e il terzo trimestre 2008. L’importo medio per impresa è di 175.855 euro. Guidano la classifica le aziende della provincia di Milano (indebitamento medio pari a quasi 420mila euro). Seguono Roma con 389mila euro, Brescia 313mila, Parma 288mila, Bergamo 280mila e Vicenza 271 mila. «Le aree più industrializzate del Paese - sottolinea Giuseppe Bortolussi che ha curato l’analisi - presentano i livelli di esposizione più elevati. Paradossalmente la crisi finanziaria ha introdotto una grande massa di liquidità in queste ultime settimane. Così ora le banche hanno la possibilità di agevolare l’accesso al credito. E sono quindi nelle condizioni ottimali per venire incontro alle esigenze di molte imprese in difficoltà».