Crisi, monito del Colle: "E' necessario agire ma nessuna psicosi"

Il Presidente della Repubblica incontra gli imprenditori italiani in Romania: "Non siamo nel 1980, il mondo è radicalmente cambiato"

Bucarest - Prosegue la visita di Stato in Romania di Giorgio Napolitano, che incontrando gli imprenditori italiani, ha ricordato  che "siamo un grande Paese, abbiamo una grande economia e dinamismo imprenditoriale da far valere per riguadagnare credito". Però è anche necessaria una riflessione sulle scelte fatte in relazione al debito pubblico negli anni ’70 e ’80 perchè "il mondo è radicalmente cambiato e in un certo senso tutto va rimesso in discussione". Per fronteggiare la crisi finanziaria, quindi servono ora "comportamenti adeguati e validi per affrontare le sfide di domani" per riguadagnare la fiducia dei mercati.

Proprio quei mercati che il Capo dello Stato definisce impazziti, ma per i quali non bisogna "prendere abbagli o cadere in psicosi di timore se non addirittura sbandamento". Quelle legate alla crisi economica del resto "sono questioni complicate che non risolviamo dicendo ci sono gli speculatori. Nei mercati in questo momento gli investitori investono anche nei titoli di stato di vari paesi e c’è stata una crisi di fiducia nel sistema Italia, ma più che nel sistema Italia, nella situazione di sostenibilità finanziaria del nostro paese per il debito pubblico accumulato nei decenni". 

Napolitano si è soffermato a lungo sul tema del debito pubblico, sostenendo che l'Italia lo abbia gestito "molto bene". "Siamo stati tecnicamente molto bravi, il Tesoro, Banca d’Italia...", dice il , sottolineando che però è stato "sottovalutato che questo peso potesse diventare un macigno che ostruisse la strada per la nostra partecipazione piena allo sviluppo europeo".  

La ricetta del Capo dello Stato per affrontare la crisi è, ancora una volta, quella di ritrovare un forte "cemento nazionale unitario". Nonostante sia all'estero, quindi, Napolitano ha ricordato "la profondità del sentimento nazionale, l’attaccamento all’Italia, la volontà unitaria" dimostrata dagli italiani lo scorso 2 giugno, quando "abbiamo sentito il paese che reagiva all’unisono al di là di ogni aspettativa". Ora è il momento di rafforzare l'unità nazionale "trovando nuove ragioni per essere uniti, nel rispetto di tutte le distinzioni, della dialettica politica democratica, delle differenze di cultura e opinione".