La crisi della musica pop sul mensile Espansione

In edicola domani un lungo viaggio nell’industria musicale

da Milano

Edizione quasi per intero dedicata alla crisi del mercato discografico quella del mensile Espansione allegato al Giornale in edicola domani. Di fronte allo tsunami che sta travolgendo la musica leggera, il magazine compie un viaggio dettagliato e molto approfondito nel mondo del pop e del rock intervistando manager discografici, musicisti e addetti ai lavori. Da quando è arrivato il web, con il download di brani musicali che può essere addirittura gratuito o illegale, i bilanci delle grandi case discografiche sono andati in sofferenza. Insomma, come spiega Espansione, «nel business del settore musicale è partita una rivoluzione che coinvolge major, artisti, internet e soprattutto i consumatori, sempre più interessati ad ascoltare musica “liquida” al posto dei soliti cd». In poche parole, la smaterializzazione della musica, che si avvale sempre meno del formato materiale compact disc e sempre di più di quello liquido ossia l’mp3, ha una ricaduta disastrosa sull’industria. I colossi che per tanti decenni hanno controllato il mercato - da Emi a Universal - sono in difficoltà. La Emi ha annunciato duemila licenziamenti in tutto l’organigramma mondiale, la Warner ha appena perso un artista del calibro di Madonna e la Sony Bmg sta valutando tutte le strategie da scegliere. Perciò il servizio di Domenico Megali è esemplare per lucidità e informazione, passando in rassegna le opinioni di autentici esperti come Enzo Mazza, presidente della Fimi, Federazione industria musicale italiana, e poi il direttore generale Mondadori Retail, Riccardo Cattaneo e Claudia Lisa, business development e digital director di Emi. Un giro d’orizzonte sul ruolo di negozi di dischi, sempre più ridotto. E sulla politica da affrontare nel futuro immediato. Andrea Rosi, vice presidente responsabile sviluppo di Sony Bmg, dice: «Stiamo cercando di correre ai ripari di un disastro iniziato alcuni anni fa. Il ritardo sta in un modello industriale antiquato, farraginoso che l’impatto del digitale ha aiutato a fare emergere». «L’industria sta cercando di adeguarsi alle nuove esigenze dei consumatori e per questo nella produzione musicale siamo arrivati a un livello di sofisticazione e di complessità eccezionali. Per un solo artista si può arrivare a produrre oltre 70 diverse versioni dello stesso prodotto, come è successo per Justin Timberlake con FutureSex/Lovesounds, abbinando i nuovi canali di distribuzione con i più tradizionali». E Lorenzo Di Palma spiega come abbiano fatto alcuni artisti, come i Radiohead, a rompere con le major riuscendo lo stesso a raggiungere il successo. Un parere molto personale è infine quello di Jovanotti che nel 1993 fu il primo artista italiano ad aprire un sito internet. «Sembra preistoria» dice adesso ripensando a quegli anni. Per lui la musica gratis su internet «sarebbe un disastro». Quando un brano viene scaricato senza prezzo da un sito web - spiega Jovanotti - «in fondo io ci guadagno in termini di popolarità». Ma a rimetterci sono «i fonici, i produttori, tutti quelli che lavorano in questo settore. Sapeste quanta gente ha lavorato nel mio ultimo cd Safari». E sono soprattutto loro, oggi, a guardare con angoscia la grande crisi di questo settore come spiegata (bene) da Espansione.