Crisi mutui, Fmi: "Ancora 43 miliardi di perdite"

L'istituto di Francoforte è costretto a rivedere il buco che a marzo si era attestato intorno a 80 miliardi di dollari. La
preoccupazione è che le istituzioni finanziarie europee
debbano rivelare ulteriori perdite: "Serve una politica monetaria più accomodante"

Francoforte - "La preoccupazione è che le istituzioni finanziarie europee debbano ancora rivelare ulteriori 43 miliardi di euro di perdite". Nel rapporto sulle prospettive economiche per l’europa, il Fondo monetario internazionale rivede le perdite dichiarate fino al marzo 2008 dalle banche europee. Un mese fa il "buco" si era assestato attorno agli 80 miliardi: "Ad oggi le perdite, però, non hanno ancora raggiunto la stima completa".

Le perdite del settore finanziario Stando alle stime dei tecnici di Francoforte, le perdite legate alla crisi del mercato del credito in Eurolandia potrebbero ammontare a un totale di 123 miliardi di dollari (a fine marzo 2008), contro i 144 miliardi negli stati uniti. In Europa, fino a ora, le istituzioni finanziarie hanno segnalato perdite per 80 miliardi, per questo il Fondo si aspetta ancora perdite per 43 miliardi. Negli Stati Uniti, invece, le nuove perdite sono previste in 49 miliardi, dopo i 95 miliardi già registrati. Nel dettaglio, fino a ora per l'istituto di Francoforte si sono persi, nell'Eurozona, 16 miliardi per la crisi dei mutui subprime (contro i 29 miliardi negli Usa), 27 miliardi per gli abs (contro i 12 miliardi in America), 53 miliardi per cdo (90 miliardi negli States) e 27 miliardi per conduits e siv (contro i 13 miliardi in Usa). L’esposizione delle banche mondiali nei confronti del settore dei mutui subprime usa, aggiunge la relazione, è stimata in circa 700 miliardi di dollari, di cui il 40% riguarda le banche europee.

Crescita a rischio La crisi dei mercati finanziari "ha in maniera significativa peggiorato lo scenario dell’economia europea" con conseguenze sul sistema finanziario "che stanno fiaccando la sua forza". Nell’Eurozona la crescita sarà dell’1,4% a fine anno e dell’1,2% nel 2009 con l’Italia fanalino di coda con una crescita solo dello 0,3% nel biennio: "I rischi per lo scenario di crescita - scrivono gli esperti del Fondo - sono sostanziali. Il contagio derivante dal rallentamento globale potrebbe infatti essere maggiore del previsto; nello stesso modo gli squilibri globali potrebbero riemergere all’improvviso accompagnati da un ulteriore apprezzamento dell’euro". Infine la minaccia del credit crunch che potrebbe espandersi e trasformarsi in un’assenza globale di liquidità. Le sfide per i governi sono quelle di "ripristinare la fiducia nel sistema finanziario" e "minimizzare l’impatto della crisi sull’economia reale mantenendo credibilità anche sul fronte dell’inflazione e delle politiche di sostenibilità di bilancio". Secondo l'istituto di Francoforte, se da una parte le banche centrali hanno il compito di prevenire l’insorgere del’inflazione e degli effetti secondari sui salari, i governi devono invece agire sulla politica fiscale. "Gli stabilizzatori automatici dovrebbero essere messi in opera per controbilanciare il rallentamento", continua l'Fmi mettendo in guardia dall’impatto sui paesi emergenti dell’Europa. Per molti di questi paesi, spiegano gli esperti, "la crescita rallenterà anche se moderatamente", ma i rischi di un impatto maggiore sono crescenti.