Crisi mutui, fumata nera per il maxi-piano Usa

Salta il pacchetto da 700 miliardi di dollari per salvare il sistema finanziario americano. Un gruppo di repubblicani avrebbe fatto fallire
l’intesa appoggiando un progetto alternativo. Bush: "Bisogna agire rapidamente". Fallisce la cassa di risparmio Washington Mutual

Washington - Non c’è accordo sul piano di salvataggio Usa da 700 miliardi di dollari. Uno sgambetto architettato da un gruppo di deputati repubblicani ha fatto saltare l’accordo bipartisan che era stato raggiunto. Il supervertice alla Casa Bianca tra Bush, Obama, McCain e i leader del Congresso si è così concluso con un nulla di fatto. Bush ha detto che "bisogna agire rapidamente" per il piano salva economia perchè si tratta di fronteggiare "un grande problema". Secondo l’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Simon Jonhson, 700 miliardi di dollari potrebbero non essere abbastanza per risolvere i problemi dei mercati finanziari. «Può non essere la decisione decisiva - spiega Jonhson - se non si risolveranno le cause» della crisi.

Gli States barcollano Di fronte al caos nei negoziati sul più ambizioso piano mai messo a punto per la stabilizzazione dei mercati finanziari e al fallimento WaMu, travolta dal ciclone dei mutui, i futures sulla borsa Usa arretrano oltre 1%, il dollaro corregge su yen e i listini asiatici ripiegano con decisione. Le attività di WaMu passano per 1,9 miliardi di dollari a JPMorgan Chase, il colosso che nel marzo scorso si era già accollato Bear Stearns. Se il Congresso fosse giunto in tempo a un accordo sul salvataggio delle banche si sarebbe forse evitata la chiusura della prima cassa di risparmio, fondata a nel 1889 a Seattle. Per WaMu non si era fatto avanti negli scorsi giorni alcun compratore, a riflesso dei dubbi sulla possibilità che il Tesoro arrivasse a un’intesa per rilevarne il debito "tossico". Come dimostrano la risalita degli indici di Wall Street e il recupero del dollaro, nella prima fase della giornata di ieri sembrava il Congresso fosse prossimo a un accordo.

Riunione straordinaria alla Casa Bianca La riunione straordinaria convocata ieri alla Casa Bianca tra presidente a leader del Congresso si è però "trasformata in una gara a chi grida più forte" si legge in una nota della campagna di McCain. Se prima dell’incontro, a cui hanno partecipato entrambi i candidati alla Casa Bianca, sembrava imminente un compromesso bipartisan, al suo termine l’intesa potrebbe slittare fino al fine settimana se non oltre. Il rappresentante democratico Barney Frank, che ha finora svolto un ruolo chiave nelle trattative, ha annunciato che i negoziati continuano oggi ma non si sa se i repubblicani della Camera intendano partecipare. Di poche parole il senatore repubblicano Richard Shelby. "Non credo ci sia alcun accordo" dice alla stampa, per poi aggiungere che il negoziato è in una fase di "limbo".

Il piano alternativo dei repubblicani A poco più di un mese del voto del 4 novembre e di fronte al generalizzato scontento dell’opinione pubblica, un gruppo di repubblicani ha proposto un piano alternativo a quello disegnato dalla stessa amministrazione Bush. Secondo i democratici a far saltare l’intesa sarebbe stato ieri McCain, segretamente a favore della formula alternativa. "McCain si è schierato con i repubblicani della Camera che vogliono proporre un approccio completamente diverso e non accettano la proposta Bush", osserva il repubblicano Henry Waxman, presidente della commissione per la sorveglianza e riforma del governo alla Camera. "Difficile immaginare cosa possa succedere adesso", continua.

I sostenitori di McCain Diverso il tono della nota dei sostenitori di McCain. "In occasione della riunione odierna John McCain non ha attaccato né appoggiato alcun piano né proposta". Il progetto dei repubblicani alla Camera chiede al governo di offrire copertura assicurativa per circa la metà delle obbligazioni garantite da mutui di cui attualmente non è garante. Architetti del piano attuale, il segretario al Tesoro Henry Paulson e il presidente di Federal Reserve Ben Bernanke si sono affrettati a raggiungere Capitol Hill in tarda serata per sollecitare l’appoggio dei repubblicani della Camera. "E’ importante che questa misura di legge sia adottata in fretta. Siamo seriamente preoccupati per le condizioni del mercato creditizio", dice il portavoce della Casa Bianca Tony Fratto.

Bush preme sul piano "Il Governo continua a lavorare con il Congresso per l’approvazione di un piano di soccorso consistente, abbiamo davanti un duro lavoro, ma non ho dubbi sul fatto che riusciremo a farlo approvare velocemente", ha detto il presidente Bush parlando dal South Lawn della Casa Bianca. Con una breve dichiarazione, durata appena due minuti e mezzo, Bush ha sottolineato che "ci sono divergenze, ma repubblicani e democratici troveranno un punto di incontro" su un piano bipartisan, che "risolverà la crisi dei mercati finanziari".

Economisti contro Bush Una petizione contro il piano: a firmarla sono 200 accademici economisti convinti che il progetto all’esame del Congresso è troppo vago con effetti di lungo termine poco chiari. Inoltre "creerebbe degli incentivi perversi". Organizzata da John Cochrane, professore dell’Università di Chicago, la petizione riflette soprattutto un malessere nei confronti dell’amministrazione Bush dovuto all’eccessiva pressione esercitata sul Congresso per un’approvazione rapida del piano. Al presidente americano e alla sua squadra, infatti, viene rimproverata la fretta e, di conseguenza, il fatto di non lasciare adeguato spazio e tempo a un dibattito costruttivo su un piano che già solleva perplessità. I critici nei confronti del progetto Paulson si dividono principalmente in due aree: da una parte coloro che ritengono che i fondi pubblici andrebbero destinati a effettuare iniezioni di capitale direttamente nelle banche. Dall’altra parte figurano invece coloro che ritengono che i fondi dovrebbero essere utilizzati per acquistare i mutui individuali, aiutando così gli americani più direttamente. Il piano Paulson - osservano alcuni economisti - si colloca quasi esattamente a metà strada, prevedendo l’acquisto dei debiti "tossici" con possibili eventuali benefici sia per le banche sia per le famiglie. "Sono completamente in disaccordo sul fatto che il progetto debba essere approvato in settimana. La cosa importante è che dal Congresso esca un testo giusto", osserva Alan S. Blinder, professore della Princeton University. "Vorrei sapere come prevedono che sia l’evoluzione, quale sia la fine della partita. Ci sono ancora molte domande senza risposta", spiega invece il premio Nobel Myron Scholes, sottolineando che il successo del piano è legato al tempo che il governo manterrà gli asset non liquidi e soprattutto a quanto li rivenderà.