Crisi mutui, l'Fmi fa i conti persi 200 miliardi di dollari

Il Fondo monetario internazionale lancia l'allarme: da febbraio le perdite dovute al settore dei mutui subprime hanno superato di 30 miliardi le stime previste

New York - Ammontano a circa 200 miliardi di dollari le perdite di sistema registrate da febbraio 2007 dal settore dei mutui "subprime", concessi alla clientela con giudizio di credito non eccellente, e alle relative cartolarizzazioni e strumenti finanziari, superando di 30 miliardi le precedenti previsioni più negative. Sono le stime degli esperti del Fondo monetario internazionale, contenute nel Global Financial Stability Report. Si tratta di un’indicazione approssimativa in quanto "i timori su liquidità e incertezza dei mercati potrebbero aver spinto ancora più al ribasso i valori dei titoli, fin sotto quello degli asset in garanzia".

Turbolenze nei mercati L'Fmi accende un faro su agenzie di rating e turbolenze dei mutui subprime sui mercati: malgrado i correttivi apportanti dopo l’esplosione della crisi, "restano ampi problemi di metodologie e processi di valutazione dei prodotti di credito strutturato". Nel Global Financial Stability Report, gli esperti dell'Fmi sottolineano come, dopo una prima impennata di downgrade di Abs decisa dalle agenzie di rating ad aprile ne è seguita poi un’altra più pesante, nel pieno della crisi subprime, a luglio, agosto e settembre.

Previsto peggioramento mercato immobiliare Spesso, rileva il rapporto, gli interventi al ribasso hanno interessato in modo pesante (anche di 3-4 livelli) emissioni che godevano della Tripla A, cioè del miglior giudizio di credito. La drastica revisione è stata a vario titolo giustificata con la "perfomance più debole delle aspettative dei mutui, soprattutto in relazione a quelli erogati negli ultimi anni, con l’articolazione del rischio e la scarsa qualità dei dati". Allo stato, le agenzie hanno aggiustato il tiro, prevedendo ad esempio un peggioramento del mercato immobiliare, ben oltre le stime iniziali, così come nel caso delle insolvenze. Ma sono misure che lasciano dubbi, secondo i tecnici di Washington.