La crisi nera farà strage di regali Meno abiti e cibo ma più orologi

Sondaggi e associazioni di categoria non hanno dubbi: si spenderanno
più soldi in cause sociali che per fare il pensierino al collega. E per
farsi belli...

Milano Natale, la crisi è servita. Arriverà sulle nostre tavole togliendoci di bocca quella fetta di panettone in più che insieme al pandoro è già rincarato dell'8 per cento. Si insinuerà sotto l'albero, decimando i pacchetti regalo, che già l'anno scorso erano scarsi. Ma soprattutto ci vieterà categoricamente di comprare il "pensierino" per il nostro vicino di scrivania e per la segretaria. Figurarsi per il capo. Insomma, oltre ai peccati di gola, la crisi del 2008 minerà anche il quieto vivere fra colleghi. Secondo una ricerca di Deloitte, Xmas Survey, infatti, il 57 per cento degli italiani ha deciso di non investire per il cadeau "d'ufficio". Mentre nove italiani su dieci (indagine Doxa e Save the Children) trovano giusto che il 44 per cento delle aziende abbia già deciso di devolvere parte del budget dedicato ai regali in cause sociali o umanitarie, almeno così si taglia il problema alla radice. Certo, se i soldi mancano le prime a saltare sono le spese extra, ma non solo: due italiani su dieci risparmieranno sui regali per amici e parenti, mentre quasi quattro su dieci si vedranno costretti tirare la cinghia pure sul cibo. Insomma, il calo generale dei consumi secondo Deloitte sarà del 5,3 per cento.
Povero e stiracchiato, sì, ma pur sempre Natale. E allora cosa compreremo? Secondo Confcommercio faremo incetta di guanti, sciarpe e cravatte, che sotto l'albero sono sempre un classico e non pesano troppo sul portafogli. Poi spenderemo volentieri per certi prodotti tecnologici, sempre al primo posto fra i desideri natalizi. Dai computer portatili, che ormai si trovano in versione low cost a partire da 299 euro (la metà di quanto costavano nel 2007) ai sempreverdi telefonini (dai 29 euro in su), fino alle console (la Xbox ad esempio è "scesa" a 179 euro). Invece compreremo meno macchine fotografiche digitali e meno navigatori satellitari, forse perché le nuove auto li hanno già in dotazione. E se secondo Deloitte, quest'anno a Babbo Natale chiederemo soprattutto libri, soldi e vestiti, stando a Confcommercio, invece si compreranno meno abiti. Nella lista nera, Confcommercio mette anche articoli per la casa, giocattoli, viaggi e vacanze. Mentre scarpe, gioielli e orologi non perdono mai punti nei desideri come sotto l'albero.
Anche in tavola cambieranno le abitudini, perché questo Natale offriremo molta frutta secca ma pochi frutti esotici, più pesce azzurro e meno prodotti di alta gastronomia.
Una crisi che quest'anno ci starà col fiato sul collo, a tutto campo dunque. E allora, ecco un paio di antidoti per questa epidemia globale. Secondo alcune associazioni di categoria come Confesercenti e Confcommenrcio si chiama «detassazione dalla tredicesima» e potrebbe portare nelle nostre tasche sei miliardi di euro e farcene spendere almeno tre. Secondo il buon senso comune e la propensione ad arrangiarsi degli italiani, si chiama low cost. Quella che oggi più che mai sta diventando una filosofia di vita. Quella che non è solo roba a buon mercato ma anche lusso accessibile a chiunque, perché con l'aiuto di marchi some Zara, H&M, o Ikea, paladini del bello a pochi zeri, o con l'aiuto degli outlet, tutti possono essere alla moda. E fare bei regali. Perché nonostante la crisi, abbiamo ancora voglia di spendere, farci belli (il 62% degli italiani secondo Deloitte dichiara propensione all'acquisto, anche se con spese minori), e far sorridere la collega o il collega carino, soldi permettendo.