«La crisi non si può superare con 270 milioni. Rischiamo di finire su “Scherzi a parte”»

Presidente del gruppo regionale di Forza Italia-PdL Alfredo Pallone, siete alle prese con l’esame della Finanziaria 2009. Al di là dei dati tecnici, quali potrebbero essere le prospettive per cittadini e imprese?
«Quello che è stato detto dalla maggioranza di governo fino a oggi fa parte della solita comunicazione di facciata. Quando si vanno ad analizzare i dettagli, si vede che le prospettive sono disattese perché manca una vera programmazione a monte. Lo stesso documento di programmazione economica e finanziaria che dovrebbe essere preliminare alla Finanziaria regionale viene considerato solo in queste ultime ore. Una contraddizione dietro l’altra che purtroppo, però, non costituisce una novità».
A che cosa allude?
«Purtroppo non ci sono in campo progettazioni innovative per il miglioramento del nostro territorio. Tecnologia e impresa proseguono la loro corsa da sole. Malgrado ci sia una legge che consentirebbe a chi fa investimenti tecnologici l’accesso al credito, le aziende, da due anni, non hanno ricevuto aiuti. Senza contare che, a oggi, non è stato ancora presentato e pubblicato alcun bando legato ai Programmi operativi regionali, cioè il piano finanziato atttraverso i fondi europei. In quanto a progettazione in quest’ultimo periodo ci siamo addirittura fatti sorpassare dalla Campania».
Ma se mancano progetto e innovazione ci saranno ricadute gravi già a breve termine...
«Le stiamo già pagando. Sono stati bruciati almeno cento milioni di euro perché sono passati due anni (il 2007 e il 2008) senza aver indirizzato una programmazione per l’accesso ai 740 milioni di fondi europei. Basterebbe dirottarli su una concreta politica del turismo e della valorizzazione del territorio. Un caso tra tutti, la trascuratezza regionale per Fiuggi che invece dovrebbe essere un’attrattiva caratteristica per l’entroterra laziale. A partire dal turismo congressuale».
Va meglio sul versante della politica rivolta alle famiglie?
«Macché. Se pensiamo di gestire la crisi con i 270 milioni di euro da spartire tra famiglie e imprese, con l’illusione che possano essere sufficienti, finiamo su “Scherzi a parte”. Quanto ai cittadini più deboli la situazione è ancora più scabrosa. Un capitolo fra tutti: i fondi per l’abbattimento delle liste d’attesa. Nel 2006 furono buttati alle ortiche ben 2,4 milioni perché lo stanziamento non fu inserito con le procedure richieste. Nel 2007 furono inseriti in bilancio 3 milioni da destinare a quei progetti, concordati con le organizzazioni sindacali, che avrebbero dovuto contribuire al contenimento delle liste di attesa. Il Direttore regionale oltre al compito di produrre gli atti per l’erogazione del finanziamento attribuito a ciascuna azienda, aveva l’obbligo di monitorare la realizzazione dei progetti. A oggi il Consiglio regionale non ha ricevuto alcuna nota sui risultati del monitoraggio».