La crisi non va in montagna ma i turisti sì. E raddoppiano

In Trentino è già tutto esaurito, in Val d'Aosta si prevede una "stagione eccezionale". Unici assenti gli americani

La recessione, è confermato, c’è. Ma sembra non toccare le nostre montagne. Per Natale e Capodanno le località sciistiche più famose delle nostre Alpi hanno già messo il cartello del tutto esaurito. Cortina, Madonna di Campiglio, Courmayeur, Sestriere, non sentono la crisi galoppante. O perlomeno non ancora. Forse perché, come dice Natale Rigotti, presidente dell’associazione nazionale alberghieri del Trentino: «La vacanza non è più un lusso ma una necessità». Il 94 per cento dei clienti patiti delle Dolomiti ha infatti dichiarato in un sondaggio che «alla vacanza non rinuncia». Insomma, la crisi c’è, ma la gente non vuole deprimersi e qualche giorno sulla neve fa bene, senonal portafoglio, di sicuro allo spirito e al corpo.

Avvisaglie di questo trend già durante il ponte dell’Immacolata: alberghi pieni come da tempo non avveniva. «È stato uno dei ponti più significativi degli ultimi vent’anni - dice Romano Bosticchio, rappresentante degli albergatori dell’Alta valle di Susa -. Rispetto all’anno scorso le presenze sono aumentate del 50 per cento. Ci siamo chiesti come fosse possibile in un momento di crisi. Però la neve èstata complice di una fuga di massa dalle città». Ma la gente si muoverà anche a Natale e Capodanno. Lo confermano le telefonate di prenotazioni. «Finora erano di tre-quattro giorni per fine anno, ora si è affacciata una clientela che prenota la settimana intera. Arriveranno da noi anche i russi - aggiunge stupito Bosticchio- forse perché nelle le località più blasonate c’è il tutto esaurito». E qualche telefonata a Cortina ci avverte che non solo «quelli con i soldi» si fiondano nella località turistica di tendenza.

Anche gli hotel più abbordabili sono pieni per le feste. «Oserei dire che va meglio quest’anno rispetto all’anno scorso, io ricevo almeno trenta telefonate al giorno per il Capodanno», dichiara contento Fabiano dell’Hotel Panda, dove comunque una persona spende 100 euro per la stanza e la prima colazione. Anche a Cortina c’è stato il pienone per lo scorso ponte. «Mai vista una cosa del genere: almeno 30 alberghi hanno aperto per i tre giorni vista la grande richiesta». Roberto Cardazzi, presidente degli operatori ammette però che qualcosa è cambiato. «Gli americani non arriveranno, loro la crisi la sentono di più».

In Trentino, invece, nonviene registrata neppure una leggera flessione. Anzi: più 20% per il ponte appena passato e prenotazioni fino alla fine di gennaio con un quasi tutto esaurito a Madonna di Campiglio (zeppa di russi), Val di Fiemme, Val di Fassa, Val di Sole. «Ci sono solo alcune località marginali da riempire ma per il resto è un successo», gioisce Rigotti. La leadership del Trentino però ha una spiegazione. «Da due anni - spiega Rigotti - non abbiamo toccato i prezzi, abbiamo prodotti di qualità e pacchetti per le famiglie, gli alberghi a 4 stelle sono cresciuti del 180 per cento e 9 su 10 offrono un centro benessere interno. Ci vuole il coraggio di investire e noi spendiamo in promozione 25 milioni di euro. Siamo la macchina organizzativa più forte d’Europa».

Più stringati i commenti di Leo Garin, presidente dell’Aiap di Courmayeur. «La stagione si preannuncia eccezionale, siamo molto contenti anche se ci mancano gli inglesi». Anche a Cervinia c’è «nostalgia» per gli stranieri. Il presidente dell'ufficio turistico, Franco Maquignaz, dice di non avere il tutto esaurito, ma comunque la stagione è positiva. Stesso ritornello a Bormio. La crisi, vista da quassù, fa meno paura