Crisi Northern Rock, risparmiatori ancora in fuga

Da venerdì scorso, quando l’istituto ha ottenuto dalla Boe un prestito di emergenza, già ritirati due miliardi di sterline. E il titolo perde un altro 40%. Il governo: garantiremo i depositi. Brown sotto tiro

Milano - «Anche del Titanic dissero che era inaffondabile». Per quanto possa apparire iperbolica, la frase pronunciata ieri da uno dei correntisti di Northern Rock, uno dei moltissimi in coda anche ieri per chiudere il conto, dà la misura del grado di sfiducia che continua a pesare come un macigno sulla banca inglese. Con possibili ricadute sul premier britannico, Gordon Brown, accusato dall’opposizione di aver alimentato la speculazione finanziaria.

Dopo la richiesta di un prestito di emergenza necessario per fronteggiare una crisi di liquidità rivolta alla fine della scorsa settimana alla Banca d’Inghilterra (Boe), Northern Rock ha dovuto sopportare un vero e proprio calvario: secondo i calcoli del Financial Times, tra venerdì scorso e ieri i depositi liquidati sono stati pari a 2 miliardi di sterline (2,8 miliardi di euro circa). L’assalto ai 70 sportelli del quinto istituto dell’isola nell’erogazione di mutui è infatti proseguito anche ieri, nonostante l’appello alla calma rivolto dall’ad di Northern, Adam Applegarth («I vostri soldi sono al sicuro. Non abbiamo ancora usato gli aiuti della Boe») e le rassicurazioni di Downing Street sulla «solidità dei fondamentali dell’economia». Un fuggi-fuggi generale che in serata ha indotto il Cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling, a dichiarare che il governo garantirà tutti i depositi esistenti alla Northern.

L’impegno preso da Alistair potrebbe scongiurare oggi una nuova tempesta sul titolo, crollato ieri di un altro 40% (meno 31,5% venerdì scorso) anche a causa della decisione di Fitch di retrocedere il rating a lungo termine della banca da «A» ad «A-». Il caso Northern Rock comincia tra l’altro a creare problemi ai titoli bancari europei (l’indice FtseEurofirst 300 è sceso dell’1,3%), mentre la Banca di Spagna è dovuta intervenire per chiarire che nessun istituto del Paese ha chiesto finanziamenti di emergenza alla Bce, come invece dichiarato da Applegarth alla stampa britannica. E sul mercato valutario perfino la sterlina ha dovuto pagare pedaggio, con l’euro balzato fino a 69,51 pence, ai massimi dal luglio 2006.

Mentre i possibili acquirenti di Northern, tra cui si fa il nome di Lloyd Tbs, restano alla finestra, la situazione di alta tensione coinvolge il primo ministro Brown. Prima di subentrare a Tony Blair, il premier aveva occupato per un decennio la poltrona di Cancelliere dello Scacchiere, ovvero di ministro delle Finanze del Regno. Ed è proprio sulla politica economica perseguita da Brown che l’opposizione fa leva per criticarne l’operato. Dopo l’attacco del leader dei conservatori, David Cameron («Con il governo laburista la nostra crescita economica è stata costruita su una montagna di debiti»), ieri anche il numero due dei Liberal-democratici, Vince Cable, ha rivolto dure critiche al premier, affermando che la crisi di Northern è dovuta «all’avidità e all’imprudenza dei manager superpagati, a una regolamentazione bancaria lassista e all’atteggiamento compiacente del governo». Alcuni osservatori ipotizzano che il momento di difficoltà potrebbe indurre Brown a non convocare le elezioni politiche anticipate.

Anche un guru come Alan Greenspan non sembra voler scommettere su un lieto fine in Gran Bretagna. Secondo l’ex presidente della Fed, per il settore immobiliare e dei mutui si profilano «difficoltà» e pesanti «svolte in negativo».