"Prima la crisi, ora l’alluvione. Imprese ko senza sgravi fiscali"

Il rappresentante dei commercianti, Carlo Sangalli: "Da inizio anno già chiuse ottomila
aziende Occorre sospendere il prelievo e garantire il credito.
Altrimenti è il colpo di grazia"

Se un’alluvione s’abbatte su un tessuto produttivo già molto provato dalla crisi economica, con ottomila imprese del commercio e turismo che hanno chiuso i battenti nei primi nove mesi di quest’anno, i danni possono essere irreversibili. Ne sa qualcosa la Confcommercio, che negli ultimi giorni è inondata da grida d’allarme e richieste d’aiuto che provengono dalle associazioni territoriali. La risposta, spiega in questa intervista al Giornale il presidente Carlo Sangalli, deve venire dal governo «sotto forma di interventi urgenti e sospensione delle scadenze fiscali».

Che cosa sta accadendo in queste ore, presidente, alle imprese del Veneto?
«Noi tutti sappiamo che le calamità non sono prevedibili. Ma quando avvengono, com’è successo in Veneto, bisogna correre subito ai ripari. Le piccole e medie imprese della zona stanno vivendo da tempo, e senza sconti, gli effetti della crisi; e questo ulteriore e drammatico accadimento ha messo in ginocchio il tessuto produttivo che aveva resistito fino ad oggi. Le stime dei danni che ci provengono dalle nostre associazioni di Padova, Verona e Vicenza sono molto preoccupanti. Quest’ultima, in particolare, ha calcolato in circa 40 milioni di euro i danni per le sole attività del commercio e del turismo della provincia».

Qual è, adesso, la situazione economica nelle zone più colpite?
«Guardi, la premessa è che tutte le imprese hanno patito la crisi, senza distinzione di latitudine e di settore. Ma soprattutto le piccole e medie imprese e l’impresa diffusa, che vivono prevalentemente di domanda interna, hanno pagato il conto più salato. Nel Veneto, che fino a qualche tempo fa era stata una Regione trainante dell’economia nazionale, purtroppo verifichiamo che nei primi nove mesi di quest’anno hanno chiuso i battenti oltre 8mila imprese del commercio e del turismo».

L’emergenza è nelle cifre e nel quadro che lei ci sta descrivendo. Che cosa propone la Confcommercio per affrontarla?
«È necessario mettere in campo subito una serie di interventi, a partire da uno stanziamento di maggiori risorse per far fronte alle primissime urgenze, e dalla sospensione di tutte le scadenze fiscali e previdenziali. Bisogna che di questa situazione d’emergenza si tenga conto anche sul versante degli studi di settore. E chiediamo anche una maggiore collaborazione del sistema bancario e della rete di consorzi fidi non solo per le scadenze di pagamento di mutui e prestiti, ma anche per l’attivazione di linee di credito straordinarie. Sono tutte richieste che, come Rete Imprese Italia (l’associazione di tutte le realtà commerciali e artigiane, e della piccola impresa, ndr), abbiamo subito portato all’attenzione del presidente Berlusconi».

Ricorrendo a un luogo comune, si potrebbe dire che «piove sul bagnato». Le calamità naturali colpiscono un tessuto imprenditoriale già indebolito dalla crisi.
«Le nostre ultime rilevazioni ci confermano, da un lato, che le famiglie continuano a mantenere un livello di consumi ancora molto modesto; e dall’altro che l’andamento altalenante del clima di fiducia, della produzione industriale e della domanda negli ultimi sei mesi indica che famiglie e imprese continuano a scontare gli effetti della crisi. In questo scenario, secondo le nostre previsioni, la crescita non dovrebbe superare quest’anno l’1%».

Tuttavia, i dati sull’occupazione nel terziario appaiono migliorati.
«Si tratta di un timido segnale positivo, ma quel che desta molta preoccupazione è l’andamento difforme dell’occupazione nelle diverse aree del Paese: il nostro Osservatorio sul mercato del lavoro nel terziario vede una crescita significativa degli occupati nel Nord e nel Centro, e un calo ininterrotto dal 2008 nel Sud. Dopo aver messo in sicurezza i conti, è arrivato il momento di pensare allo sviluppo e alla crescita del nostro Paese. Serve una buona politica industriale e per i servizi, la valorizzazione del turismo, un accesso più agevole al credito».

A questo proposito, presidente Sangalli, come vede l’arrivo delle nuove regole bancarie di Basilea tre?
«Condividiamo l’esigenza di regole più moderne, a condizione che il sistema bancario continui ad assicurare il credito a imprese e famiglie. Bisogna scongiurare il rischio, che molti paventano, di un razionamento del credito. Per molte imprese, provate dalla crisi e non solo, sarebbe il colpo di grazia».