La crisi ora «morde» anche i consumi

da Roma

Consumi interni in picchiata: secondo l’indicatore Confcommercio, in marzo sono calati dell’1,7% rispetto allo stesso mese del 2007. Si tratta della flessione più forte degli ultimi tre anni, cioè dall’inizio del 2005. Il calo dei consumi registrato nel primo trimestre, nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso, è dello 0,7%. Dati che, per la maggiore organizzazione nazionale del commercio, indicano «il permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna». Quanto ai prezzi, il paniere di beni e servizi inseriti nell’indice segnala un aumento del 3,1%.
Diventa sempre più evidente la relazione fra aumenti dei prezzi e riduzione dei consumi da parte delle famiglie. La contrazione più evidente è quella che riguarda il capitolo «beni e servizi per la mobilità» (-7,7% tendenziale, e -14,8% in quantità), dunque l’acquisto di auto e moto a cui si è associata una riduzione dei consumi di carburanti. «La crisi del mercato dell’auto c’è - dice il segretario dell’Unrae, Gianni Filipponi -: le immatricolazioni del primo trimestre la confermano».
Anche il caro-alimentari ha fatto la sua parte: nonostante la Pasqua, i consumi alimentari di marzo sono diminuiti in quantità dell’1,1% (-1,7%, sempre in quantità, nel primo trimestre). I rincari di pane e pasta si sono fatti sentire: la Confederazione italiana agricoltori (Cia) segnala infatti un calo dei consumi del 3,5% per il pane e del’1,8% per la pasta, legati a aumenti di prezzo rispettivamente del 18,6% e 13,1% nel primo trimestre, nei confronti dello stesso periodo del 2007. In calo evidente anche i consumi per cinema e spettacoli.
In controtendenza i consumi per comunicazioni; e anche questo conferma il rapporto causa-effetto con l’inflazione, visto che si tratta dell’unico comparto che vede i prezzi in costante ribasso. «Rimbalzino» anche per l’abbigliamento (+0,3%).
L’effetto deprimente del caro-vita sui consumi è preoccupante. «Si tratta - spiega il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli - di una crisi strutturale, che non può essere sottovalutata perchè indica chiaramente un vero e proprio allarme crescita». Sono ormai numerosi gli indicatori che puntano sul segno negativo: non solo i consumi, ma anche la produzione industriale (-1% in aprile, secondo i dati preliminari di Confindustria), e il clima di fiducia di imprese e famiglie.
Se la Confcommercio sollecita la riduzione di spesa pubblica e aliquote Irpef, le associazioni dei consumatori chiedono ai commercianti un forte taglio dei prezzi, pari a un 15-20%. I rincari di questi ultimi mesi, calcola l’Adoc, peseranno per 1.200 euro l’anno sui bilanci delle famiglie. «Servono interventi a sostegno dei redditi familiari - osserva Maurizio Sacconi (Pdl)- dal taglio dell’Ici prima casa alla detassazione degli straordinari».