«Crisi, passato il diluvio. Ora basta cassandre»

nostro inviato a Barvikha (Mosca)

La citazione biblica è un omaggio all'enorme arazzo sul diluvio universale che copre per intero il soffitto della stanza dove Silvio Berlusconi e Dmitri Medvedev incontrano i giornalisti dopo il faccia a faccia nella dacia del presidente russo. Un'immagine efficace quella usata dal Cavaliere, che sulla crisi economica ribadisce la sua linea dell'ottimismo («abbiamo fatto bene a diffondere fiducia», «l'aggravarsi della situazione è stata colpa anche di un approccio psicologico sbagliato»), critica l'atteggiamento dell'opposizione e dei mezzi d'informazione (il «loro catastrofismo» li rende «colpevoli») e apre uno spiraglio sul futuro. «C'è stato un diluvio universale - dice il premier - ma ora siamo qui e tutto è tornato come prima. Meglio di prima».
E proprio la crisi economica è al centro dell'incontro tra Berlusconi e Medvedev durante una mezza giornata di colloqui nella dacia presidenziale di Barvikha, una zona boschiva vicino Mosca che negli anni Venti fu anche luogo di villeggiatura di Antonio Gramsci. «Sono assolutamente convinto - spiega il Cavaliere - che il governo italiano abbia fatto ciò che doveva essere fatto». Per tre ragioni diverse, dice. In primo luogo, «sono orgoglioso che il mio esecutivo sia stato il primo a sostenere la necessità che nessuna banca fallisse e che nessun risparmiatore perdesse neanche un euro». Poi Berlusconi ricorda «le misure a sostegno dell'industria» apprezzate anche dalle associazioni di categoria e, terzo punto, «la scelta di essere vicini a chi ha perso il posto di lavoro mettendo a disposizione 10 miliardi di euro».
Secondo il premier, però, ci sono anche importanti responsabilità dei media e del centrosinistra che hanno «favorito» l'aggravarsi della situazione economica. Entrambi, infatti, «insistono sugli aspetti di questa crisi indicandola come catastrofica e irreversibile». E ancora: «Il comportamento dell'opposizione con cui ci troviamo a dover operare in Italia è assolutamente colpevole». E a dimostrazione di quanto pesi il fattore psicologico Berlusconi cita un'indagine sui dipendenti pubblici che «pur non toccati direttamente hanno modificato i loro comportamenti». «Uno studio su 3,5 milioni di impiegati pubblici italiani - spiega - ha dimostrato come anche chi non rischia il proprio posto di lavoro e ha visto un aumento del proprio stipendio grazie alla riduzione dei costi e alla crescita del potere d'acquisto ha deciso di non cambiare l'auto. E l'ha fatto solo per la paura di una crisi che non può toccarlo direttamente». Insomma, «abbiamo fatto il nostro dovere nel continuare a diffondere fiducia e certamente non abbiamo peccato in eccesso di ottimismo». Ora, aggiunge, «il momento peggiore è superato» e «sono sicuro che anche questa volta riusciremo da un male a saper cavare un bene». È questa «la regola di tutte le persone che guardano alla vita con fiducia e ottimismo».
Il che non significa che non ci si debba impegnare per andare avanti nel processo di revisione delle regole dell'economia globale iniziato nell'ultimo anno. Anzi, dice Berlusconi, il G8 che si terrà a L'Aquila «sarà un'occasione importante per cercare di dare una risposta alla crisi e magari varare quei global legal standard che dovrebbero presiedere al mondo della finanza e dell'economia per far sì che una situazione simile non si ripeta». Ed è questa una delle questioni che tiene banco nei colloqui in dacia, durante i quali Medvedev rilancia la sua idea di fare del rublo una sorta di moneta di riserva. Il presidente russo lo proporrà formalmente in sede G8, convinto che ci sia «la possibilità di usare il rublo» per «creare la condizione affinché il sistema valutario sia più difeso». «Dobbiamo costruire nuove basi per l'architettura finanziaria mondiale - aggiunge - che portino a un sistema più equo e trasparente».
Medvedev, poi, ribadisce a Berlusconi di condividere la scelta di spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila e conferma l'intenzione di voler visitare a breve i luoghi del terremoto e la disponibilità della Russia a farsi carico del restauro di alcuni monumenti, chiese in particolare. «In Abruzzo - chiosa il Cavaliere - ce n'è una ogni 200-300 metri a testimoniare della nostra civiltà cristiana». L'impegno del Cremlino, dunque, «è un modo per dare un riconoscimento chiaro delle nostre origini e della nostra comune civiltà cristiana», in un momento in cui «ci sono dei rapporti fra il mondo cristiano e quello musulmano che dobbiamo cercare di migliorare».