La crisi del Pd salpa dalla roccaforte spezzina

La campagna per le regionali è già partita e il presidente Claudio Burlando ha deciso di far da solo. Probabilmente ben sapendo che sui «suoi» partiti non conviene fare troppo affidamento. Il Pd è in crisi in Liguria come in tutta Italia. Le nuove frontiere degli «esperimenti» come Chiavari, Sanremo, Rapallo e Santa Margherita non hanno retto neppure il tempo di una legislatura. E le roccaforti della sinistra sono le prime a scricchiolare. Il caso-Spezia è tra quelli esplosi con più clamore: tre consiglieri comunali che se ne vanno, il vice coordinatore provinciale che sbatte la porta, una base scontenta come mai che scrive ai giornali per denunciare un partito sempre più lontano e impermeabile. Tutto quello che i compagni non avrebbero mai creduto di vedere.
Negli ultimi mesi hanno abbandonato il Pd anche i consiglieri comunali Paolo Martinelli e Giulio Guerri, rispettivamente il più votato e il secondo più votato, 1250 preferenze in due quando il sindaco Massimo Federici è stato eletto per 400 voti. Insomma, quelli più amati e vicini alla gente. «Nel Pd non c’è pluralismo - spiega Guerri - Questa è una città tardo sovietica poco prima della caduta del muro di Berlino, con un partito che è un monolite e non si rende conto di quella richiesta di cambiamento che arriva dall’esterno. La segreteria decide tutto d’imperio. Le nostre tante preferenze sono quasi viste come una colpa». Una fuga dal Pd, ma non dalla politica, quella dei consiglieri. Guerri e Martinelli ora fanno parte del gruppo misto «Gli Ulivisti», un terzo è passato con l’Italia dei Valori. «Per continuare quel progetto di centrosinistra vincente - chiosa Guerri - Tanto che Enrico Conti, vice coordinatore provinciale del Pd, ha lasciato il partito ed ha aderito ai Liberaldemocratici di Tanoni, che restano vicini al centrosinistra. Lui ne è coordinatore regionale, io ho la responsabilità provinciale. E con Martinelli stiamo ricostruendo una nuova forza riconoscibile».
Il malessere c’è. Una delegata del Pd ha recentemente scritto al Secolo XIX per denunciare il tradimento delle aspettative del nuovo partito. Le scelte di Andrea Orlando, onorevole e neoportavoce nazionale del Pd, sono incontestabili. La base lamenta il fatto che non ci sia spazio per altro. E intanto Spezia è passata da tre parlamentari a uno. Si è persa una personalità di riferimento come quella di Lorenzo Forcieri. Il quale però getta acqua sul fuoco. «Credo che alla Spezia non ci sia una situazione particolarmente grave, più che da altre parti - frena l’ex sottosegretario alla Difesa - La costruzione del Pd è un procedimento complesso e non tutti forse ne hanno capito tale complessità, al difficoltà». Però chi è più legato alla base, al territorio se ne va. «Non sarei così netto nel dire che solo qualcuno è legato al territorio - ribatte Forcieri - Le responsabilità poi non sono tutte da una parte. Soprattutto mollare non è un gesto di responsabilità. Le battaglie si conducono dall’interno». Chi molla sbaglia, ma sul metodo, non sul contenuto. E Burlando ha imparato a far da sé.