Crisi, piano da 80 miliardi per l’Italia Il premier: sto bene come un ventenne

Il premier a Washington: &quot;Avviata una politica comune contro un’emergenza globale&quot;. Il piano di rilancio attraverso decreti legge. Tremonti: &quot;Servono strumenti straordinari&quot;. <a href="/a.pic1?ID=306562" target="_blank"><strong>Più infrastrutture, aiuti a imprese e fasce deboli</strong></a>. Berlusconi smentisce la notizia di un suo malore: <a href="/a.pic1?ID=306567" target="_blank"><strong>sto benissimo</strong></a>

dal nostro inviato a Washington

Il piano anticrisi che il governo italiano approverà entro fine mese ha un valore complessivo di 80 miliardi. Terminato il summit di Washington, Silvio Berlusconi e GiulioTremonti fanno ilpunto sullo stato dell’arte. Nella due giorni americana s’è trovato un accordo per «una linea comune d’azione», spiega il premier. Insomma,di fronte a una crisi globale «è stata avviata una politica economica globale» e questo «è un avvenimento storico». I tempi,però, concordano Berlusconi e Tremonti non saranno brevi ed «entro aprile del 2009 ci ritroveremo per verificare l’attuazione della nuova regolamentazione» in vista di quella che sarà la nuova Bretton Woods.

Solo allora, dunque, a Londra o in alternativa a Tokio, il G20 darà vita a nuove regole globali dell’economia e della finanza. Intanto l’Italia va avanti sul fronte delle misure anticrisi. «Non siamo affatto in ritardo come sostiene la sinistra - spiega il premier - perché finora nessuno ha fatto nulla e soprattutto non l’ha fatto da solo». Anzi, «intuendo che sarebbe arrivata la crisi abbiamo anticipato la Finanziaria» evitando di trovarci «con i saldi aperti in una situazione del genere». Poi la frecciata alla Cgil di Epifani: «Non è colpa nostra se in Italia i sindacati sono divisi».

Il prossimo passo, già anticipato da Berlusconi al suo arrivo a Washington, sarà «un piano anticrisi in linea con l’Ue». La prima tranche verrà avviata nella riunione del Cipe della prossima settimana con investimenti per 16 miliardi, di cui 12 per infrastrutture e 4 con project financing. Il piano prevede anche un migliore utilizzo dei fondi comunitari conun livello di investimenti per i prossimi anni stimato in 40 miliardi di euro destinati ai settori dell’ambiente, della ricerca e dello sviluppo. Un contributo da10miliardi di euro, ha spiegato poi Tremonti, verrà invece da un nuovo sistema di tariffazione autostradale collegato agli investimenti da parte  delle società di gestione. Ci saranno anche interventi fiscali a favore delle imprese e ammortizzatori sociali per le famiglie.

Un piano, concordano il ministro dell’Economia e il premier, che dovrà essere attuato facendo largo uso dei decreti legge. «In tempi straordinari - spiega Tremonti - servono misure straordinarie». Insomma, «se ai tempi del New Deal avessero avuto il Tar il New Deal nonci sarebbe stato». Una questione, gli fa eco Berlusconi, che «è stata affrontata anche con gli altri leader» presenti a Washington. Perché «tutti i fondi» (privati o pubblici, italiani o europei) hanno «il problema dei tempi di effettiva messa in cantiere dell’infrastruttura». L’esempio è quello della Cina che «un giorno incassa il finanziamento e il giorno dopo parte con i lavori».

Per competere su questo piano, è la convinzione del premier, serve una sorta di deregulation, «procedure straordinarie per tempi straordinari» così da «evitare che la recessione diventi ancora più recessione». D’altra parte, «lo sto vedendo con i termovalorizzatori in Campania», l’Italia «ha delle leggi da mettersi le mani nei capelli» e anche in quel caso «stiamo pensando di intervenire con decreti legge».

Sul fronte internazionale, invece, la formula del G20 vista a Washington «può benissimo coesistere» con quella del G8 che l’Italia presiederà nel 2009. Sono vertici diversi destinati a prendere decisione diverse. Il G8, «rappresenta Paesi che sono da tempo democrazie compiute» mentre «nel G20 ci sono anche situazioni più complesse». Infine un ultimo tributo a George Bush che «è stato molto gentleman» e «ha avuto parole di elogio nei confronti di Obama» perché «l’America è sempre l’America» e «con lui lavorerete bene». Prima che lasci Washington per involarsi verso Roma, i giornalisti gli chiedono se è ottimista sul nuovo presidente americano. «È evidente che bisogna aspettare prima di dare giudizi sulle proposte di Obama. Vediamo come sarà l’impatto con la realtà, perché un governo non può esimersi da scelte compromissorie». «Sono certo - conclude - che anche con Obama riuscirò ad avere lo stesso rapporto di fiducia e stima che ho avuto con George Bush».