La crisi della politica nasce dall’antiberlusconismo

È Massimo D’Alema a lanciare l’allarme: c’è un declino della politica le cui conseguenze non sono, al momento, prevedibili. La situazione, secondo il ministro degli Esteri, è quella dell’inizio degli anni 90 allorché, a un certo punto, intervenne «Mani pulite» che azzerò tutti i partiti che, nel bene e nel male, avevano retto le sorti del Paese. Analoga preoccupazione si poteva scorgere anche tra le parole del Capo dello Stato nel discorso di Capodanno. Esiste quindi, ed è codificata da questi importanti interventi, una crisi della politica della quale è bene prendere coscienza. L’analisi è però monca: occorre infatti il coraggio di riconoscere che questa situazione si trascina da tempo senza che alcuno se ne curi. Il segnale più vistoso di questa crisi è dato dal fatto che il più grande partito politico italiano sia stato fondato da un «apolitico» come Berlusconi. Partito che da ormai 13 anni si conferma il più votato grazie alla fiducia che moltissimi italiani pongono nel suo fondatore. Fintanto che la sinistra non imparerà questa lezione limitandosi a combattere il Cavaliere come fosse lui il peggiore dei mali, sarà molto difficile recuperare il rapporto che si è perso con il corpo elettorale.